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8月5日 o.5
Salve a tutte il 2 agosto in America è finalmente uscito BD.
Ecco alcune notizie notizie:
1- Il libro sarà diviso in tre parti.
2- Dal 1 al 7 capitolo la storia sarà racc da Bella.
3- Nella 2 parte la storia sarà racc da Jacob.
4- E la terza parte di nuovo da Bella.
5- Il libro in lingua originale conta 768 pag.
6- In italiano cm vi avevamo già detto 800.
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Ecco il prologo dietro la copertina del libro:
Non preoccuparti" mormorai.
"Ci apparteniamo".
Fui improvvisamente travolta dalla verità nelle mie stesse parole.
Questo momento era così perfetto, così giusto non c'era modo di dubitarne.
Le sue braccia erano avvolte intorno a me, stringendomi a lui...
Sembrava come se ogni nervo del mio corpo fosse un filo vivo.
"Per sempre" concordò.
Bella ed Edward si sposano nel terzo capitolo.
Sarà presente anche Jacob..
una sorpresa da parte di Edward per Bella,
Subito dopo partiranno per la loro luna di miele, e avranno la loro prima notte d’amore.
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Voi cosa ne pensate di qst notizie??
Noi crediamo k nn ci sarà veramente una figlia..
Cm fà Edward a mettere incinta Bella
se è un vampiro???
Un pò strana la cosa..
Cmq ringraziamo
~ 'εd è ѕoLo мioн ♥
e anke
♥ѕωєєт.ραѕѕιOиαℓ ναмριяє•
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URGENTE E IMPORTANTE:
Firmate qst petizione e una cs impo..
AIUTATECI
LA TRAMA DEL LIBRO
La festa organizzata da Alice, per il matrimonio tra Edward e Bella, è paragonabile a tutte le sue altre meravigliose feste.
Il matrimonio va secondo i piani, la coppietta parte presto per la luna di miele. Durante la prima notte di nozze, Bella chiede di consumare il matrimonio ad Edward.
Edward acconsente, e così fanno l’amore per la prima volta. L’amore troppo appassionato di Edward è piuttosto violento per Bella,
ma lei non si preoccupa, anche se il suo corpo rimane coperto da lividi.
Durante la luna di miele passata nell’isola di Esme, Bella ha dei sogni premonitori rispetto a un bambino dagli occhi verdi. Bella infatti, scopre presto
di essere rimasta incinta. Anche se Bella non ha mai desiderato un bambino il suo istinto materno le dice di tenere questo figlio e di non abortire.
Edward è molto preoccupato per la salute di Bella, Ma accetta la decisione di tenere questo Bambino,
così si recano da Carlisle che potrebbeprendersi cura della salute di Bella.
Jacob, tornato dalla sua esperienza di solitudine, accetta il suo posto come capo nel clan dei licantropi. Ma il suo ritorno non è ben accetto da tutti.
Solo Leah e Seth si aggregano al Clan di Jacob. Quindi i licantropi si trovano presto divisi in due gruppi.
Il clan di Jacob, si rifugia nella famiglia Cullen, dove Esme accetta i tre licantropi come suoi figli, procurandogli cibo, vestiti e viveri.
Il ritorno di Bella a Forks viene giustificato come fosse una Quarantena da una malattia esotica, ma Jacob si rende subito conto della situazione di Bella.
Jacob chiede conferma ad Edward, della sua supposizione, che Edward rivela come esatta.
Nasce così una sorta di “amicizia” o meglio, di collaborazione, tra Jacob ed Edward per Bella.
Le condizioni di salute di Bella sono preoccupanti. Il bambino è molto grande per bella, presto le rompe alcune costole e le provoca lividi sullo stomaco.
Per il disgusto di Jacob, il bambino sin dalla gravidanza, va nutrito con sangue.
Il parto diventa molto complesso, Jacob ed Edward sono costretti a praticare un taglio lungo l’addome di bella, per far nascere il bambino.
Bella rimane in fin di vita. L’unico modo per farla sopravvivere è quello d trasformarla in un vampiro.
Cosa che Edward farà subito, ma a malincuore. Jacob credendo Bella morta, va a cercare la bambina, Nessie, per infliggerle una punizione
(Lui ritiene che la responsabile dell’apparente morte di Bells sia Nessie). Ma, appena guarda negli occhi verdi la piccola, subisce anche lui l’imprinting.
Durante i 3 giorni di trasformazione, Bella sembra morta, perché li passa totalmente in silenzio. Questo scatena Edward che si sente il responsabile (come al solito).
Bella però si risveglia, sorprendentemente capace di controllare la sua sete, e di stare a contatto con gli umani.
Charlie infatti, capisce che bella fa parte di una famiglia soprannaturale, ma non può fare nulla. La trasformazione di Bells e la nascita di Nessie,
scatenano l’ira dei Volturi, che decidono di arrivare entro un mese a Forks. Bella scopre la sua capacità nascosta,
cioè quella di creare uno scudo protettivo che potrebbe eventualmente estendere ad altri.
Questo grazie all’aiuto di altri vampiri con poteri aggiuntivi. Alice e Jasper, partono alla ricerca di altri vampiri nel sud america, per combattere i Volturi.
Alec e Jane giungono a Forks, ma grazie alla capacità di Bella di creare uno scudo, non arrivano a utilizzare i loro poteri extra.
Ma non rinunciano a combattere, si ritrovano contro un esercito di vampiri e di licantropi (uniti per quell’occasione) e quindi decidono di rinunciare a uccidere i nuovi arrivati. Chiamano Aro Caius e Marcus. L’arrivo dei 3 Volturi coincide con l’arrivo di Alice e Jasper, tornati dal sud america,
dove trovano le prove che Nessie non sia pericolosa per l’incolumità dei vampiri.Aro decide dunque di lasciar perdere e di tornare a Volterra, assieme agli altri.
Il problema è che non si sa se Rosalie torna dalla battaglia con i Volturi o muore.
Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella, con lei che tenta di ricordarsi a sua vita da umana attraverso Edward,
e si rende conto che lui è quello che ha sempre amato. Inoltre si dice anche che Jacob sopserà Nassie, la figlia di Edward e Bella.
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IL SECONDO CAPITOLO DI BREAKIN DAWN.
«Mi manchi già» «Non devo andare per forza...posso restare» «Hmm» Ci fu silenzio per un po’, solo il battito del mio cuore martellava, il ritmo spezzato del nostro respiro irregolare, e il sospiro delle nostre bocche che si muovevano in sincronia. Qualche volta era così facile dimenticare che stessi baciando un vampiro. Non perché lui sembrava comune o ordinario -non avrei mai potuto dimenticare per un secondo che stessi tenendo qualcuno più angelo che umano tra mie braccia- ma perché lui faceva sembrare quasi niente che avesse le sue labbra attaccate alle mie, alla mia faccia, alla mia gola. Disse che era passata da molto la tentazione provocata dal mio sangue su di lui, che l'idea di perdermi lo avrebbe curato da ogni desiderio per ciò. Ma sapevo che l'odore del mio sangue causava in lui dolore- e bruciava ancora la sua gola come se stesse inalando delle fiamme. Ho aperto gli occhi ed ho visto che anche i suoi erano aperti e mi guardavano anche. Non aveva senso quando mi guardava in quel modo. Come se io fossi il premio piuttosto che la fortunata vincitrice oltraggiosa. I nostri sguardi si catturarono a vicenda; i suoi occhi dorati erano cosi profondi che immaginavo potessi vedere la sua anima. Sembrava veramente sciocco che ciò- l'esistenza della sua anima - fosse mai stato in questione, anche se lui era un vampiro. Aveva la più bella anima, più bella della sua brillante mente o della sua incomparabile faccia o del suo glorioso corpo. Mi guardò come se vedesse la mia anima, e come se gli piacesse ciò che guardava. Però non riusciva a vedere nella mia mente, come guardava in quella di tutti gli altri. Chi lo sa perché- qualche cosa nel mio cervello lo rendesse immune a tutte le cose straordinarie e pericolose che gli immortali potevano fare. (Solamente la mia mente era immune, il mio corpo era ancora soggetto ai vampiri con abilità che funzionavano in altri modi di quelle di Edward). Ma ero seriamente grata a qualsiasi mal funzione che teneva i miei pensieri segreti. Era troppo imbarazzante considerare l'alternativa. Tirai il suo volto verso il mio, di nuovo. «Resto» mormorò un istante dopo. «No. E' il tuo addio al celibato. Devi andarci». Dissi quelle parole, ma le dita della mia mano destra si intrecciavano nei suoi capelli bronzei, quella sinistra pressava più duramente contro i suoi reni. Le sue fredde mani mi accarezzavano il volto. «Gli addii al celibato sono adatti a quelli che sono tristi nel vedere il trascorrere dei loro singoli giorni. Non potrei essere più entusiasta di avere i miei dietro di me. Perciò non c'è motivo». «Vero»,respirai contro la fredda pelle della sua gola. Era quasi il mio posto felice. Ovviamente Charlie dormiva nella sua camera, il che andava bene quasi come essere soli. Eravamo rannicchiati sul mio piccolo letto, tanto attorcigliati quanto possibile, considerano il pesante afgano in cui ero avvolta come un bozzolo. Odiavo il bisogno della coperta, ma in qualche modo rovinava il rapporto romantico quando i miei denti cominciavano a battere. Charlie se ne sarebbe accorto se io sentivo caldo in agosto... Almeno, se dovevo essere legata, la camicia di Edward stava sul pavimento. Non mi sono mai ripresa dallo shock di come fosse perfetto il suo corpo- bianco, freddo e pulito come il marmo. Facevo scorrere le mie mani sul suo petto di pietra proprio in quell'istante, tracciando sui suoi lisci piani dello stomaco, così meravigliosi. Un leggero brivido gli passò attraverso, e la sua bocca trovò la mia di nuovo. Attentamente, feci toccare la punta della mia lingua contro la sua bocca liscia come il ghiaccio, e sospirò. Il suo dolce respiro- freddo e delizioso -strisciò il mio volto. Iniziò ad allontanarsi- la sua risposta automatica quando pensava che le cose stessero andando troppo veloci, la sua reazione di riflesso quando voleva continuare ad andare. Edward aveva trascorso la maggior parte della sua vita a rifiutare qualsiasi gesto di gratificazione fisica. Sapevo che era terrificante per lui cercare di cambiare queste abitudini, ora. «Aspetta»,dissi, prendendo le sue spalle e avvicinandomi dolcemente a lui, sempre più vicina. Avvicinai una gamba alla sua vita. «Sbagliando s'impara». Lui rise. «Bè, allora dovremmo essere abbastanza vicini alla perfezione a questo punto, giusto? Hai per caso dormito nell'ultimo mese?» «Ma questa è la prova generale»,gli ricordai,«Ed abbiamo provato solo alcune scene. Non è il momento di giocare sul sicuro?» Pensavo che avrebbe riso, ma non rispose, e il suo corpo era inerte con improvvisa tensione. L'oro nei suoi occhi sembrava indurire da liquido a solido. Ripensavo alle mie parole, e realizzai cosa aveva sentito in esse. «Bella...»,sospirò. «Non ricominciare»,dissi. «Un patto è un patto». «Non lo so. E' troppo difficile concentrarsi quando tu sei vicina a me come adesso. Non riesco a pensare efficacemente. Non riuscirò a controllarmi. Ti farai male». «Starò bene». «Bella...» «Shh!». Appoggiai le mie labbra alle sue per fermare il suo attacco di panico. L'avevo sentito prima. Stava mantenendo il patto. Non dopo aver insistito che l’avrei sposato prima. Mi baciò per un istante, ma potevo dire che non c'era dentro come prima. Preoccupante, sempre preoccupante. Come sarebbe stato diverso se non avesse dovuto più preoccuparsi di me? Cosa avrebbe fatto durante tutto il suo tempo libero? Avrebbe dovuto trovarsi un nuovo hobby. «Come sono i tuoi piedi?»,chiese. Sapendo che non intendeva ciò letteralmente, risposi: «Caldi e confortevoli». «Vero? Nient'altro? Non è troppo tardi per cambiare idea». «Stai cercando di lasciarmi?». Rise. «Mi volevo solo rassicurare. Non voglio che tu faccia qualcosa di cui non ne sei sicura». «Ne sono sicura. Fino a che vivrò». Lui esitò e mi chiedevo se lo avrei fatto sentire in imbarazzo di nuovo. «Ci riesci?»,chiese con pazienza. «Non intendo il matrimonio -e sono contento che tu sopravvivrai nonostante i tuoi rimorsi- ma dopo...che ne sarà di Renée, e di Charlie?». Sospirai. «Mi mancheranno». Peggio, o mancherò a loro, ma non volevo stimolarlo. «Angela,Ben,Jessica e Mike». "Mi mancheranno anche i miei amici" sorrisi nell'oscurità. "Soprattutto Mike. Oh, Mike! Come potrò andare avanti?». Ruggì. Risi ma poi divenni seria. «Edward, lo abbiamo superato e superato. So che sarà dura, ma è ciò che voglio. Voglio te, e ti voglio per sempre. Una vita intera non è abbastanza per me». «Bloccata per sempre a diciotto anni»,sospirò. «Il sogno di ogni donna si avvera»,beffeggiai. «Niente cambiamenti...». «Che significa?». Chiese lentamente. «Ricordi quando abbiamo detto a Charlie che ci stavamo per sposare? E pensava che tu fossi...incinta?». «E pensava di spararti»,immaginai con una risata. «Ammettilo -per un secondo ha considerato l'idea». Non rispose. «Cosa, Edward?». «Vorrei solo...bè, vorrei che tutto fosse ok». «Già»,sospirai. «In più c'era qualche posto in cui sarebbe potuto stare. Avevamo quel tipo di potenziale. Odio sottrarti ciò da te». Mi ci volle un minuto. «So cosa faccio». «Come puoi saperlo,Bella? Guarda mia madre,mia sorella. Non è così facile un sacrificio come immagini». «Esme e Rosalie se la cavano bene. Se poi diventerà un problema, potremmo fare ciò che ha fatto Esme...un'adozione». Sospirò,e poi la sua voce fu feroce. «Non è giusto! Non voglio che tu debba fare sacrifici per me. Voglio darti cose, non sottrartele. Non voglio rubare il tuo futuro. Se fossi umano...». Appoggiai la mia mano sopra le sue labbra. «Tu sei il mio futuro. Ora basta. Non essere più depresso o chiamerò i tuoi fratelli per venirti a prendere. Forse hai bisogno di un addio al celibato». «Mi dispiace. Sono depresso,vero. Devono essere i nervi». «I tuoi piedi sono freddi?». «Non in quel senso. Aspetto da tanto tempo di sposarti,signorina Swan. La cerimonia del matrimonio è l'unica cosa che non so aspettare...». Si fermò. «Oh,per tutti i santi!». «Che c'è?»,chiesi. Serrò i denti. «Non devi chiamare i miei fratelli. Davvero,Emmett e Jasper non mi faranno ritirare questa notte». Lo afferrai più vicino per un secondo e poi lo rilasciai. Non stavo pregando per vincere un tiro alla fune con Emmett. «Divertiti». Ci fu un urlo dalla finestra -qualcuno stava volutamente raschiando le proprie unghia argentee lungo il vetro per fare un orribile rumore che ti faceva accapponare la pelle. Rabbrividii. "Se non fai uscire Edward" Emmett - ancora invisibile nella notte - sibilò minacciosamente,«lo seguiremo!». «Và»,risi. «Prima che irrompano in casa mia». Edward roteò gli occhi, ma si rimise in piedi in un istante e prese la sua camicia. Si avvicinò e mi diede un bacio sulla fronte. «Vai a dormire. Avrai un grande giorno domani». «Grazie! Questo mi aiuterà di certo a calmarmi» «Ci vedremo all'altare». «Sarò quella in bianco»,sorrisi a come sembravo così perfettamente apatica. Rise e disse. «Molto convincente»,e poi improvvisamente si accovacciò, i suoi muscoli si muovevano come una molla. Svanì - lanciandosi fuori dalla mia finestra troppo velocemente perché i miei occhi lo seguissero. Fuori, ci fu un attutito rumore, e sentii Emmett imprecare. «Fareste meglio a non fargli far tardi»,mormorai,sapendo che potevano sentirmi. E poi il volto di Jasper stava scrutando nella mia finestra e i suoi capelli argentei nella debole luce della luna si intravedevano attraverso le nuvole. «Non preoccuparti, Bella. Lo porteremo a casa in tempo». Ero improvvisamente molto calma, e i miei rimorsi sembravano banali. Jasper era, a modo suo, tanto talentuoso quanto Alice con le sue accurate predizioni. Il mezzo di Jasper erano gli umori piuttosto che il futuro, ed era impossibile non provare ciò che voleva che tu provassi. Mi sedetti goffamente, ancora annodata nella mia coperta. «Jasper? Cosa fanno i vampiri agli addii al celibato? Non lo porterai in uno strip club, vero?». «Non dirle niente!»ruggì da sotto Emmett. Ci su un altro rumore, e Edward rise tranquillamente. «Rilassati»,mi disse Jasper- e lo feci. «Noi Cullen abbiamo la nostra versione. Solo un po’ di montagne di leoni, un paio di grizzly. Piuttosto una serata molto insolita» Mi chiedevo se sarei mai stata capace di sembrare così cavaliera nella dieta "vegetariana" dei vampiri. «Grazie, Jasper». Strizzò l'occhio e sparì dalla vista. C'era completamente silenzio là fuori. Il russare imbavagliato di Charlie erano udibili dai muri. Giacqui contro il mio cuscino, addormentandomi. Guardai i muri della mia piccola stanza, bianchi al chiaro di luna, da sotto le mie pesanti palpebre. La mia ultima notte nella mia camera. La mia ultima notte come Isabella Swan. La notte successiva, sarei stata Bella Cullen. Sebbene tutta la questione del matrimonio fosse una spina nel mio fianco, dovetti ammettere che mi piaceva. Lasciai vagare oziosamente la mia testa per un istante, aspettando che il sonno mi prendesse. Ma, dopo un paio minuti, mi ritrovai più sveglia, agitandomi sul mio stomaco, girandomi in posizioni non confortevoli. Il letto sembrava molto soffice, troppo caldo senza Edward dentro. Jasper era oramai andato, e tutte le emozioni rilassanti e belle erano andate con lui. Stava per essere un lungo giorno domani. Ero consapevole che la maggior parte delle mie paure fossero sciocche - mi dovevo solamente riprendere. L'attenzione era una parte inevitabile della vita. Non potevo sempre mescolarla con lo scenario. Comunque avevo alcune specifiche preoccupazioni che erano completamente valide. Prima di tutto c'era lo strascico del vestito da sposa. Alice aveva fatto dominare il suo senso artistico su ciò. Sembrava impossibile fare manovra sulle scale dei Cullen sui tacchi. Avrei dovuto esercitarmi. E poi c'era la lista degli invitati. La famiglia di Tanya, il clan Denali, sarebbero arrivati in qualsiasi momento prima della cerimonia. Sarebbe stato veramente toccante avere la famiglia di Tanya nella stessa stanza con gli invitati dalla parte dei Quileute, il padre di Jacob e i Clearwater. I Denali non erano ottimi amici con i lupi mannari. Di fatti, la sorella di Tanya, Irina, non sarebbe venuta per niente al matrimonio. Nutriva ancora vendetta per i lupi mannari che hanno ucciso il suo amico Laurent (proprio mentre stava per uccidere me). Grazie a quei rancori, i Denali avevano abbandonato la famiglia di Edward nel peggior momento del bisogno. Era stata la improbabile alleanza con i lupi Quileute che avevano salvato tutte le nostre vite quando il branco di vampiri neonati aveva attaccato... Edward mi aveva promesso che non sarebbe stato pericoloso avere i Denali accanto ai Quileute. Tanya e tutta la sua famiglia - tranne Irina - si sentiva terribilmente in colpa per quell'abbandono. Un armistizio con i lupi mannari era un piccolo prezzo per ricompensare del debito, un prezzo che si stavano preparando a pagare. E quello era il grosso problema, ma c'era anche un piccolo problema: la mia fragile autostima. Non aveva mai vita Tanya prima, ma ero sicura che incontrandola sarebbe stata un'esperienza gradevole per me stessa. Tanto tempo fa, prima che io nacqui probabilmente, aveva fatto il suo gioco su Edward - non che io incolpassi lei o qualcun'altro perché lo voleva. E in più sarebbe stata almeno bellissima e alquanto magnifica. Sebbene Edward chiaramente - e inconcepibilmente - preferisse me, non sarei stata capace di aiutarlo a fare confronti. Avevo brontolato per un po’ fino a che Edward, che conosceva la mia debolezza, mi fece sentire colpevole. «Siamo le cose più vicini che loro hanno per famiglia, Bella»,mi ricordò. «Si sentono ancora orfani, sai, anche dopo tutto questo tempo». Così mi concessi, nascondendo il mio cipiglio. Tanya aveva una grande famiglia ora, quasi grande come quella dei Cullen. Ce n'erano cinque; Tanya, Kate e Irina si erano unite a Carmen e Eleazar quasi nello stesso modo in cui i Cullen si unirono con Alice e Jasper, tutti loro uniti dal desiderio di vivere in modo più compassionevole rispetto ai normali vampiri. Per tutta la compagnia, però, Tanya e le sue sorelle erano ancora sole. Ancora in lutto. Perché un tempo fa, avevano anche una madre. Potevo immaginare il vuoto che la perdita aveva lasciato, anche dopo mille anni; cercavo di visualizzare la famiglia Cullen senza la sua guida, il suo centro - loro padre, Carlisle. Non riuscivo a vederlo. Carlisle aveva spiegato la storia di Tanya durante una di quelle notti in cui stavo nella casa dei Cullen, apprendendo più di quanto potessi, preparandomi più di quanto possibile fosse per il futuro che avevo scelto. La storia della madre di Tanya era una tra tutte, un racconto ammonitore che illustrava proprio una delle regole che mi sarebbero servite per informarmi di quando mi sarei unita al mondo degli immortali. Soltanto una regola, veramente - una legge che si spezzava in migliaia di pezzi diversi: tenere il segreto. Tenere il segreto significava molte cose - vivere in modo poco appariscente come i Cullen, muoversi prima che gli umani potessero aspettarsi che stiano agendo. O tenersi alla larga dagli umani insieme -tranne durante l'ora dei pasti- nel modo in cui i nomadi come James e Victoria avevano vissuto; nel modo in cui gli amici di Jasper, Peter e Charlotte, continuavano a vivere. Significava controllare qualsiasi nuovi vampiri che tu avevi creato, come Jasper aveva fatto quando viveva con Maria. Come Victoria aveva fallito nel fare con i suoi neonati. E non significava creare altre cose nel posto iniziale, perché alcune creazioni erano incontrollabili. «Non so il nome della madre di Tanya»,ammise Carlisle, i suoi occhi dorati, quasi la stessa tonalità dei suoi capelli biondi, triste nel ricordare il dolore di Tanya. «Non parlano mai di lei se possono evitarlo,non pensano mai a lei" "La donna che creò Tanya, Kate e Irina - che li amavano, credo - visse molti anni prima che io nacqui, durante un tempo di peste nel nostro mondo, la peste dei bambini immortali». «Quello che stavano pensando, quelli antichi, non posso capirlo. Crearono i vampiri senza gli umani che erano quasi di più degli infanti». Mi veniva da vomitare mentre immaginavo quello che descriveva. «Erano così belli»,spiegò Carlisle velocemente, vedendo la mia reazione. «Così affettuosi, così incantevoli che non puoi immaginare. Bastava stare accanto a loro per amarli, era una cosa automatica». «Comunque,non potevano saperlo. Erano bloccati a qualsiasi livello di sviluppo che avevano ottenuto prima di essere morsi. Quegli adorabili bambini con le fossette che potevano distruggere metà villaggio con solo uno dei loro scatti d'ira. Se avevano fare, si nutrivano, a nessun avvertimento poteva trattenerli. Gli umani li videro, le storie circolavano, e la paura spruzzava come fuoco in un pennello secco... «La madre di Tanya creò un bambino del genere. Come per gli altri antenati, non riesco a capire i suoi motivi»,fece un respiro profondo e regolare. «Vennero coinvolti i Volturi, naturalmente». Rabbrividii come facevo sempre non appena sentivo quel nome, ma di certo la legione dei vampiri Italiani -appartenenti alla famiglia reale- era il centro della storia. Non ci poteva essere una legge dove se non ci fosse una punizione; non ci sarebbe stato un castigo se non ci fosse nessuno da eseguirlo. Gli antenati Aro, Caius e Marcus governarono le forze dei Volturi; li incontrai solo una volta, ma in quel breve incontro, mi sembrò che Aro, con il suo potente dono di leggere nella mente -con un tocco poteva sapere ogni pensiero che una mente aveva conservato- fosse il vero capo. «I Volturi hanno studiato i bambini immortali, nella casa a Volterra e in ogni parte del mondo. Caius decise che quei giovani erano incapaci di proteggere il nostro segreto. E così dovevano essere eliminati». «Ti ho detto che erano amabili. Beh, la società lottò fino all'ultimo uomo - erano completamente decimati - per proteggerli. Il massacro non fu tanto popolare quanto le guerre del sud in questo continente, ma più devastante a suo modo. Le società che duravano più a lungo, le vecchie tradizioni, gli amici...molto era perduto. Alla fine, le abitudini furono completamente eliminate. I bambini immortali divennero innominabili, un tabù»,disse. «Quando vivevo con i Volturi, conobbi due bambini immortali, così so di prima mano l'appello che ebbero. Aro studiò quelli piccoli per molti anni dopo e la catastrofe che avevano causato finì. Sai la sua curiosa disposizione; era speranzoso che potessero essere domati. Ma alla fine la decisione fu unanime; i bambini immortali non dovevano esistere». Avevo dimenticato tutto tranne la madre delle sorelle Denali quando la storia ritornò a lei. «Non è chiaro cosa è successo con la madre di Tanya»,disse Carlisle. «Tanya, Kate, e Irina non ricordavano interamente fino al giorno in cui i Volturi arrivarono per loro, la loro madre e la sua illegale creazione furono già loro prigionieri. Fu l'ignoranza a salvare le vite di Tanya e delle sue sorelle. Aro le toccò e vide la loro totale innocenza, così loro non furono punite insieme alla madre. «Nessuna di loro aveva mai visto un ragazzo prima, o sognato la sua esistenza, fino al giorno in cui lo videro ardere tra le braccia della loro madre. Posso solo immaginare che la loro madre avesse tenuto il suo segreto per proteggerle da quel preciso risultato. Ma perché lo aveva creato prima di tutto? Chi era, e cosa significava per lei che le avrebbe fatto attraversare le più inattraversabili linee? Tanya e gli altri non ricevettero mai una risposta a nessuna delle loro domande. Ma non poteva dubitare della colpevolezza della loro madre, e non penso che l'abbiano mai perdonata veramente. «Anche se Aro avesse rassicurato che Tanya, Kate e Irina erano innocenti, Caius voleva bruciarle. Colpevoli per associazione. Erano fortunate che Aro si sentisse misericordioso quel giorno. Tanya e le sue sorelle furono perdonate, ma lasciate con cuori infranti e un sano rispetto per la legge...» Non so sicura dove esattamente il ricordo diventò un sogno. In un momento sembrò che stessi ascoltando Carlisle nella mia memoria, guardando la sua espressione, e poi un momento dopo stavo guardando ad un campo grigio infertile e sentendo l'odore spesso dell'incenso bruciato nell'aria. Non ero sola. L'ammasso delle figure al centro del campo, tutte coperte in mantelli impolverati, mi avrebbero dovuto spaventare -potevano essere solo Volturi, ed io ero, nonostante ciò che avevano decretato nel loro ultimo incontro, ancora umana. Ma lo sapevo, come a volte facevo nei sogni, che ero invisibile a loro. Sparsi intorno a me, c'erano ammassi di fumo. Riconobbi la dolcezza nell'aria e non esaminai il cumulo troppo vicino. Non desideravo vedere i volti dei vampiri che avevano giustiziato, quasi spaventata che avrei potuto riconoscere qualcuno nelle pire combustionate. I soldati Volturi stavano in un cerchio intorno a qualcosa o a qualcuno, e sentivo le loro voci sussurranti che si agitavano sempre di più. Mi avvicinai di più ai mantelli, costretta dal sogno a vedere qualsiasi cosa o persona che stavano esaminando con molta intensità. Strisciando attentamente tra due delle grandi coperte, finalmente vidi l'oggetto del loro dibattito, sollevato su un poggio sopra di loro. Era bello, adorabile, proprio come Carlisle aveva descritto. Il ragazzo era calmo, forse aveva due anni. I ricci di un marrone chiaro delineavano il suo volto cherubino con le sue guance rotonde e labbra piene. E stava tremando, i suoi occhi chiusi come se fosse troppo impaurito da guardare la morte che si faceva sempre più vicina ogni secondo. Mi venne subito il terribile desiderio di salvare quell'adorabile e terrorizzato bambino che ai Volturi, nonostante tutta la loro devastante minaccia, non importava più niente di me. Passai accanto loro con forza, non preoccupandomi se mi avevano visto. Corsi verso il ragazzo, fuggendo da loro. Vidi chiaramente il poggio su cui era seduto. Non era terra e neanche roccia, ma una pila di corpi umani, disidratati e senza vita. Troppo tardi non per vedere quei volti. Li conoscevo tutti - Angela, Ben, Jessica, Mike...e direttamente sotto quell'adorabile ragazzo c'erano i corpi di mio padre e di mia madre. Il bambino aprì i suoi occhi lucenti e pieni di sangue.
ECCO COSA FARA' JACOB...
Jacob riceve notizie sul ritorno dei Cullen, mentre Carlisle racconta a Charlie che Bella non può vedere nessuno perché ha contratto una rara malattia in Sud America ed è in quarantena. Jacob pensa che in realtà Bella sia stata morsa e trasformata, e si arrabbia quando Sam dichiara che in quel caso non ci sarebero state ritorsioni come invece previsto dal patto. Di conseguenza Jacob decide che il branco non reagirà alla rottura del, lui avrebbe attaccato i Cullen da solo. Giunto però a casa loro, apprende che Bella si è opposta a diventare una vampira durante la gravidanza, anche se questa nuoce alla sua stessa salute. Al ritorno di Jacob alla riserva di LaPush, egli informa il branco del bambino di Bella, ciò è causa di paura e rabbia tra di loro per una creatura sconosciuta che avrebbe potuto non essere capace di controllare i suoi appetiti una volta nata. Sam comanda di eliminare Bella e suo figlio. Jacob sente che non è il miglior modo per risolvere il problema e in rivolta rivendica il suo diritto ereditario di comandante e lascia il gruppo di Sam. Seth and Leah Clearwater seguono Jacob scoprendo che il pensiero comune si divide nei due gruppi e nessuno può più ascoltare i pensieri dell’altro gruppo e viceversa. Esme li cura come se fossero suoi figli con cibo e vestiti,vedendo come i loro abiti si distruggono così di sovente. Mentre i licantropi trascorrono il tempo insieme Jacob e Leah imparano a tollerarsi l’uno con l’altro. Il bambino continua a crescere e la salute di Bella peggiora,il suo stomaco viene schiacciato in varie parti a causa del movimento del bambino, le costole incominciano a fratturarsi lungo il suo bacino e diventando sempre più pallida. Il suo corpo umano incomincia a rigettare il cibo e Jacob sarcasticamente pensa che la “creatura” aspetti il sangue, Edward ascolta questo pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano di donatori. Con sorpresa di Bella l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e la rimettono subito in sesto. Jacob si tormenta per i suoi sentimenti verso Bella,ogni volta che lei lo vede è molto felice e ciò confonde Jacob. Pima di tutto Jacob dice a Leah che non vuole che i suoi sentimenti per Bella svaniscano ma che probabilmente le cose potrebbero diventare troppo difficili per lui da gestire. Jacob prova ad avere l’imprintig con tutte le ragazze che vede ma non succede nulla. Bella dà alla luce sua figlia ed è vicina alla morte, ed Edward non vede altra soluzione che morderla in diverse parti del corpo. Insieme a Jacob le pratica il massaggio cardiaco per provare a mantenere il battito. Jacob credendo che Bella sia morta, cerca di trovare la bambina, che ritiene responsabile dell’accaduto, ma quando guarda negli occhi subisce l’imprinting.
IL TERZO CAPITOLO DI BREAKIN DAWN.
I miei occhi si spalancarono. Giacevo rabbrividendo e ansimando nel mio caldo letto da molti minuti, cercando di dimenticarmi del sogno. Il cielo fuori la mia finestra era diventato grigio e poi di un rosa pallido mentre aspettavo che il mio cuore si calmasse. Quando tornai completamente alla realtà della mia disordinata e familiare camera, ero irritata con me stessa. Che sogno avevo fatto la notte prima del mio matrimonio! Ecco quello che è successo solo per essere ossessionata sulle storie nel mezzo della notte. Desiderosa di scrollarmi di dosso quell'incubo, mi vestii e andai in cucina prima del dovuto. Prima di tutto pulii le stanze già pulite, e poi quando Charlie fu sveglio gli preparai dei pancakes. Ero troppo agitata da avere qualche interesse nel fare colazione - mi sedetti sulla sedia mentre lui mangiava. "Dovrai andare a prendere il signor Weber alle tre precise" gli ricordai. "Non devo fare molto oggi se non andare a prendere il ministro, Bells. E' improbabile che dimentichi il mio lavoro" Charlie si era preso un giorno intero per il matrimonio, e non aveva impegni. Ogni tanto, i suoi occhi scintillavano furtivamente all'armadio sotto le scale, dove teneva l'attrezzatura per la pesca. "Quello non è il tuo lavoro. Devi anche vestirti ed essere presentabile" Guardò storto nella sua tazza dei cereali e bofonchiò le parole "vestito da scimmia" sotto il suo respiro. Ci fu un fugare ticchettio alla porta. "Pensi che te la passerai male" dissi, sorridendo mentre mi alzavo. "Alice lavorerà su di me per tutto il giorno." Charlie annuì pensosamente, ammettendo che non aveva avuto la minor esperienza. Mi abbassai per baciare la sua fronte mentre passavo - lui arrossì e deglutì - e poi continuai ad andare verso la porta per la mia migliore ragazza e presto sorella. I capelli corti e neri di Alice non erano spinosi come sempre - c'erano dei piccoli riccioli intorno alla sua faccia da elfo, che le dava l'aria da donna d'affari. Mi trascinò via dalla casa con un "Hey, Charlie" che richiamò fino all'altra parte della stanza. Alice continuava ad apprezzarmi mentre andavo nella sua Porsche. "Oh, diavolo, guarda i tuoi occhi!" esclamò come un rimprovero. "Cosa hai fatto? Sei stata sveglia tutta la notte?" "Quasi" Mi guardò in cagnesco. "Mi sono solo concessa un pò di tempo per farti magnifica, Bella - tu dovresti prenderti cura della mia materia prima" "Nessuno si aspetta che io sia magnifica. Penso che il problema maggiore sia che potrei addormentarmi durante la cerimonia e non riuscire a dire lo voglio durante la parte giusta, e così Edward scapperà" Risi. "Ti tirerò il mio bouquet quando sarà vicino" "Grazie" "Al meno avrai un pò di tempo per dormire sull'aereo domani" Alzai un sopracciglio. Domani, rimuginai. Se fossimo usciti domani sera dopo il ricevimento, e saremmo ancora sull'aereo domani...beh, non staremmo andando a Boise, Idaho. Edward non aveva fatto un accesso. Io non ero troppo troppo stressata per il mistero, ma era strano non sapere dove avrei dormito la notte seguente. O speranzosamente non avrei dormito... Alice realizzò che aveva dato qualcosa via, e aggrottò le sopracciglia. "I tuoi bagagli sono pronto" disse per distrarmi. Funzionava. "Alice, avrei voluto che tu mi lasciassi impacchettare le mie cose!" "Ci sarebbe voluto troppo" "E ti avrei tolto un'opportunità per fare compere" "Tu sarai la mia sorella ufficiale in meno di dieci ore...è tempo di risolvere questa avversione sui nuovi vestiti" Guardai barcollando fuori il parabrezza fino a quando noi non stavamo a casa. "E' già tornato?" chiesi. "Non ti preoccupare, starà qui prima che la musica inizi. Ma non devi vederlo, non importa quando torna. Lo faremo al modo tradizionale. Grugnii. "Tradizionale!" "Ok, a parte la sposa e lo sposo" "Lo sai che già mi ha vista" "Oh no...ecco perché sono l'unica che ti ha visto con il vestito. Sono stata molto attenta a non pensarci quando lui era nei paragi" "Beh" dissi, mentre entravamo nel viale. "Vedo che hai dovuto riutilizzare le decorazioni della tua laurea." Tre miglia di guida erano ancora una volta centinai di migliaia di luci scintillanti. Questa volta, aveva aggiunto dei fiocchetti di raso. "Non sprecare, non sarai bisognoso. Divertiti, perché non vedrai le decorazioni interne fino a che non sarà ora." Entrò nel garage cavernoso a nord della casa, la grossa Jeep di Emmett non c'era ancora. "Da quando alla sposa non è permesso vedere le decorazioni?" protestai. "Da quando mi ci hanno incaricato. Voglio che tu abbia l'effetto totale mentre scendi le scale" Batté le mani sopra i miei occhi prima che mi lasciasse andare in cucina. Fui immediatamente assalita dal profumo. "Cosa è quello?" mi chiesi mentre lei mi guidava dentro la casa. "E' troppo?" la voce di Alice era improvvisamente preoccupata. "Sei la prima umana qui, spero che ti vada bene" "E' favoloso" la rassicurai - quasi intossicandola, ma non travolgendola tutta, l'equilibro delle diverse fragranze era sottile e pulito. "Fiori d'arancio...lillà...e qualcos'altro - giusto?" "Molto bene, Bella. Hai solo dimenticato la fresia e le rose" Non vide i miei occhi fino a quando non eravamo nel suo grande bagno. Guardai il lungo sportello, riempito con tutti gli attrezzi di un salone di bellezza, e cominciai a sentire la mia notte senza sonno. "E' proprio necessario? Sarò semplice accanto a lui, non importa cosa" Mi fece sedere su una sedia rosa. "Nessuno oserà vederti semplice quando avrò finito con te" "Solo perché hanno paura che tu succhierai il loro sangue" mormorai. Mi tirai indietro dalla sedia e chiusi i miei occhi, sperando di poter addomentarmici. Feci la dormisveglia per un pò mentre copriva e puliva ogni macchia del mio corpo. Fu dopo pranzo quando Rosalie passò accanto alla porta del bagno con addosso una vestaglia di un argento brillante con i suoi capelli dorati raccolti in una corona leggere sopra la testa. Era così bella che mi fece quasi piangere. Quale era il punto per vestirsi bene con Rosalie intorno? "Sono tornati" disse Rosali, e immediatamente il mio attacco infantile di disperazione passò. Edward era a casa. "Tienilo lontano da qui!" "Non ti contrarierà oggi" la rassicurò Rosalie. "Valuta troppo la sua vita. Esme deve fare loro finire le cose. Vuoi un aiuto? Posso farle i capelli" La mia mascella si spalancò. Continuavo a muovermi sulla mia testa, cercando di ricordare come chiuderla. Non ero mai stato la persona preferita di Rosalie. Perciò, rendendo le cose più difficili tra di noi, era personalmente offesa dalla scelta che avevo fatto. Sebbene avesse la sua impossibile bellezza, la sua amabile famiglia, e un'anima gemella come Emmett, avrebbe dato via tutto ciò per essere umana. Ed ecco che io gettavo via tutto ciò che lei voleva dalla vita come se fosse spazzatura. Ciò non mi fece prendere in simpatica da lei. "Sicuro" disse Alice agevolmente. "Puoi cominciare a fare la treccia. La voglia intricata. Il velo va qui, sotto." Le sue mani cominciarono a setacciare i miei capelli, movendoli, girandoli, facendo mostrare cosa voleva esattamente. Quando ebbe finito, le mani di Rosalie presero il posto delle sue, movendo i miei capelli con un tocco leggero. Alice si voltò. Una volta che Rosalie ebbe ricevuto la lode di Alice per i miei capelli, fu mandata a recuperare il mio vestito e poi a cercare Jasper, a cui era stato dato l'incarico di andare a prendere mia madre e suo marito, Phil, dal loro hotel. Giù per le scale, riuscivo quasi a sentire la porta aprirsi e chiudersi. Le voci cominciarono a fluttuare verso di noi. Alice mi fece stare alzare così che potesse muovere il vestito lentamente dai miei capelli e il trucco. Le mie ginocchia si muovevano così malamente mentre lei fissava la lunga linea di bottoni di perla sopra la mia schiena che il raso tremava in piccole increspature per il pavimento. "Respiri profondi, Bella" disse Alice. "E cerca di rallentare il battito del tuo cuore, altrimenti comincerai a sudare tutta" Le diedi la miglior espressione sarcastica che avessi potuto fare. "Me ne occuperò subito." "Mi devo vestire, ora. Puoi stare ferma per due minuti?" "Uhm...forse?" Fece roteare i suoi occhi e sfrecciò fuori la porta. Mi concentrai sul mio respiro, contando ogni movimento dei miei polmoni, e guardai i disegni che la luce del bagno faceva sul tessuto splendente della mia gonna. Temevo di guardarmi nello specchio - temevo che l'immagine di me stessa nell'abito da sposa mi avrebbe mandato oltre il limite in un attacco di panico in piena scala. Alice era tornata prima che avessi fatto duecento respiri, in un abito che scendeva giù il suo corpo magro come una cascata argentea. "Alice...wow" "Non è niente. Nessuno mi guarderà oggi. Non mentre tu sei nella sala..." "Ah, ah" "Ora, riesci a controllarti, o devo portare Jasper di sopra qui?" "Sono tornati? C'è mia madre?" "E' appena entrata. Sta per arrivare su" Renée era arrivata due giorni prima, ed avevo trascorso ogni singolo minuto che potevo con lei - ogni minuto in cui potevo staccarla da Esme e le decorazioni, in altre parole. Per quel che potevo dire, si stava divertendo di più con ciò di un bambino che entra di nascosto a Disneyland durante la notte. In un certo modo, mi sentivo quasi presa in giro quanto Charlie. Tutto ciò distruggeva il terrore sopra la sua reazione... "Oh, Bella!" urlò, entusiasta prima che stesse in fondo alla porta. "Oh, tesoro, sei bellissima! Sto per piangere! Alice, sei favolosa! Tu ed Esme dovreste mettere su un'agenzia per matrimoni. Dove avete trovato questo vestito? E' favoloso. Così grazioso, così elegante. Bella, sembri essere uscita da uno dei film ispirati a Jane Austen" la voce di mia madre sembrava un pò distante, e tutto ciò nella stanza era leggermente offuscato. "Proprio un'ottima idea, disegnare il tema intorno all'anello di Bella. Così romantico! E pensare che è stato nella famiglia di Edward da 1800 anni!" Alice ed io ci scambiammo un breve sguardo di cospirazione. Mia madre vestiva un vestito che sembrava appartenere al medioevo. Il matrimonio non era proprio centrato sull'anello, ma su Edward stesso. Ci fu un forte e rauco raschiamento di gola nella porta. "Renée, Esme ha detto che è ora che tu vada disotto" disse Charlie. "Beh, Charlie, non sembrare affascinante!" Renée disse in un tono che sembrava quasi scioccata. Quello spiegava la durezza della risposa di Charlie. "Alice mi ha cercato" "E' già ora veramente?" si disse Renée, sembrando tanto nervosa quanto me. "E' successo tutto velocemente. Mi gira la testa" Questa ci ha fatto capire. "Abbracciami prima di andare di sotto" insistette Renée. "Attenta ora, non strappare niente" Mia madre mi strinse gentilmente intorno alla vita, poi si voltò verso la porta, solo per finire il suo giro e mi guardò di nuovo. "Oh Dio, me ne stavo quasi per dimenticare! Charlie, dove è la scatola?" Mio padre rovistò nelle sue tasche per un minuto e poi mostrò una piccola scatola bianca, che porse a Renée. Lei aprì il coperchio e me la diede. "Qualcosa di blu" disse. "Qualcosa di vecchio anche. Appartenevano a mia madre" aggiunse Charlie. "Abbiamo fatto sostituire le pietre con degli zaffiri" Dentro la scatola c'erano due pettini pesante d'argento. I zaffiri di un blu scuro erano raggruppati fino a formare delle forme floreali ed intricate sopra i denti. La mia gola si chiuse. "Mamma, papa...non avreste dovuto" "Alice non ci avrebbe fatto fare nient'altro" disse Renée. "Ogni volta che ci provavamo, ha fatto tutto tranne prenderci per la gola" Una sciocca risatina isterica scoppiò attraverso le mie labbra. Alice avanzò e fece scivolare velocemente entrambi i pettini sui miei capelli sotto le mie spesse trecce. "E' qualcosa di vecchio e di blu" rifletté Alice, facendo un pò di passi indietro per ammirarmi. "E il tuo vestito e nuovo...così qui..." Mi diede qualcosa. Io la presi automaticamente, e la sottile giarrettiera si posò sui palmi delle mie mani. "E' mia e la voglio indietro" mi disse Alice. Arrossii. "Ecco" disse Alice con soddisfazione. "Un pò di colore...ecco tutto ciò di cui hai bisogno. Sei perfetta" con un leggero sorriso di auto-congratulazione, si voltò verso i miei genitori. "Renée, deve andare disotto" "Si, signora" Renée mi lanciò un bacio e uscì di corsa dalla porta. "Charlie, potrebbe prendere i fiori, per cortesia?" Quando Charlie uscì dalla stanza, Alice prese la giarrettiera dalle mie mani e si abbassò sotto la mia gonna. Ansimai e vacillai mentre la sua mano fredda prendeva la mia caviglia, aggrappò la giarrettiera al suo posto. Tornò sui suoi passi prima che Charlie tornò portando due bouquet bianchi schiumosi. L'odore delle rose, dei fiori d'arancio, della fresia si mischiarono in una leggera nebbiolina. Rosalie - la miglior musicista nella famiglia insieme ad Edward - cominciò a suonare il piano disotto. Il canone di Pachelbel. Cominciai a iperventilarmi. "Calma, Bells" disse Charlie. Si voltò verso Alice nervosamente. "Sembra un pò strana. Pensi che lo farà?" La sua voce sembrava lontana. Non riuscivo a sentire le mie gambe. "Farebbe meglio" Alice stava proprio davanti a me, in punti di piedi per guardarmi meglio negli occhi, e afferrò la mia vita con le sue dure mani. "Concentrati, Bella. Edward ti sta aspettando làggiù" Feci un profondo respiro, ricomponendomi. La canzone cambiò lentamente. Charlie mi incoraggiò. "Bells, ci tocca battere" "Bella?" chiese Alice, continuando a fissarmi. "Si" squittii. "Edward. Ok" mi feci trascinare via dalla stanza da lei, con Charlie che si aggrappava al mio braccio. La musica era forte nella sala. Fluttuava su per le scale insieme con la fragranza di milioni di fiori. Mi concentrai sull'idea che Edward mi aspettava di sotto per farmi mettere i piedi avanti. La musica era familiare. La marcia tradizionale di Wagner era circondata da tanti abbellimenti. "Tocca a me" intervenne Alice. "Conta fino a cinque e seguimi" cominciò una graziosa e lenta danza giù per le scale. Avrei dovuto realizzare che avere Alice come mia unica damigella era un errore. Subito una fanfara trillò attraverso la musica che cresceva. Capii cosa dovevo fare, la mia battuta. "Non farmi cadere, papà" sospirai. Charlie mi prese sotto braccio e poi afferrò la mia mano con forza. Un passo alla volta, mi dissi mentre cominciavamo a scendere a quel ritmo lento della marcia. Non alzai gli occhi fino a quando non eravamo sulla terra ferma, salvi, sebbene potessi sentire mormorii e sussurri della gente mentre mi lasciavo intravedere. Il sangue inondò le mie guance solo a sentire quel suono e potevo essere scambiata per una pianta. Non appena i miei piedi passarono accanto alle pericolose scale, lo cercai. Per un istante, mi distrassi dal profumo dei fiori d'arancio che erano appesi come ghirlande da tutto ciò che non era vivo nella stanza, che cadevano insieme a dei lunghi fili di ragnatele. Ma io strappai i miei occhi dalla tettoia in pergola e cercai lungo le file di sedie con drappi di raso - arrossendo di più mentre scrutai meglio la folla di volta tutti puntanti su di me - fino a che non lo trovai che stava prima di un arco coperto da molti fiori e molti fili di ragnatele. Non ero del tutto conscia che Carlisle gli stava accanto e il padre di Angela stava dietro di loro entrambi. Non vedevo mia madre dove avrebbe dovuto sedersi proprio nelle file davanti, o la mia nuova famiglia, o altri invitati - avrebbero dovuto aspettare fino a dopo. Tutto ciò che vedevo veramente era il volto di Edward; invase la mia visione e travolse la mia mente. I suoi occhi erano di un oro scottante ed eccessivo; la sua perfetta faccia era quasi seria con la profondità della sua emozione. E poi, non appena incrociò il mio sguardo timoroso, scoppiò in un sorriso mozzafiato di esultazione. Improvvisamente, fu solo la pressione della mano di Charlie nella mia che mi trattenne dal correre via a capofitto lungo la navata. La marcia era troppo lenta per farmi tenere al passo. Fortunatamente la navata era abbastanza corta. E poi, alla fine, alla fine, arrivai lì. Edward avvicinò la sua mano. Charlie prese la mia mano e, in un simbolo tanto vecchio quanto il mondo, la appoggiò su quella di Edward. Toccai il freddo miracolo della sua pelle, ed ero a casa. I nostri voti erano le parole semplice e tradizionali che erano state dette un milione di volte, sebbene mai da una coppia come noi. Avevamo chiesto al signor Weber di fare solo un piccolo cambiamento. Cambiò cortesemente la parte "fino a che morte non ci separi" con la più appropriata "purché possiamo vivere entrambi." In quell'istante, mentre il ministro disse la sua parte, il mio mondo, che era stato capovolto per molto tempo, sembrava abituarsi alla sua propria posizione. Vidi solo quanto sciocca ero stata per temere ciò - come se fosse un regalo di compleanno non desiderato o un'imbarazzante esibizione, come il ballo della scuola. Guardai negli occhi pieni di luce e trionfanti di Edward e sapevo che anche io stavo vincendo. Perché nient'altro aveva importanza se non restare con lui. Non capii che stavo piangendo fino a che non fu ora di dire quelle parole vincolanti. "Lo voglio" riuscii a farfugliare in un quasi in un incomprensibile sospiro, battendo i miei occhi in modo limpido cosìcchè potessi vedere il suo volto. Quando toccò a lui parlare, le parole suonavano chiare e victoriose. "Lo voglio" giurò. Il signor Weber ci dichiarò marito e moglie, e poi le mani di Edward si alzarono per accarezzare il mio volto, lentamente, come se fosse tanto delicato quanto i bianchi petali che scendevano da sopra le nostre teste. Cercai di capire, attraverso la pellicola di lacrime che mi oscurava la vista, il fatto surreale che questa meravigliosa persona fosse mia. I suoi occhi dorati sembravano come se avessero delle lacrime, se una cosa del genere non fosse impossibile. Chinò la sua testa verso la mia, ed io mi allungai sulle punte delle mie dita dei piedi, gettando le mie braccia - bouquet e tutto - intorno al suo collo. Mi baciò teneramente, con adorazione; dimenticai la folla di gente, il posto, il momento, il motivo...ricordandomi solo che mi amava, che mi voleva, che ero sua. Egli cominciò il bacio, e io dovevo finirlo; lo abbracciai, ignorando le risate e i raschiamenti di gola tra la gente. Finalmente, le sue mani trattennero le mia faccia e si tirò un pò indietro - troppo presto - per guardarmi. In apparenza il suo improvviso sorriso era divertito, quasi compiaciuto. Ma sotto il suo divertimento momentario sulla mia esibizione pubblica c'era una gioia profonda che riecheggiò la mia. La folla eruttò in un applauso, ed egli voltò i nostri corpi per guardare meglio i nostri amici e la nostra famiglia. Non distolsi lo sguardo da lui per osservare loro. Le braccia di mia madre furono le prime a trovarmi, la sua faccia strappalacrime era la prima cosa che vidi quando finalmente scostai con difficoltà gli occhi da Edward. E poi fui accolta dalla gente, passai da un abbraccio all'altro, solamente conscia di chi mi teneva, la mia attenzione si concentrò solo sulla mano di Edward stretta fortemente nella mia. Riconobbi la differenza tra gli abbracci soffici e calorosi dei miei amici umani e i gentili, freddi abbracci della mia nuova famiglia. Solo un caldissimo abbraccio spuntò fuori dagli altri - Seth Clearwater aveva fronteggiato la folla di vampiri per sostituire il mio amico perduto.
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