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日志


8月17日

o.6

 

Dopo l'uscita del controverso quarto volume della serie,
l'autrice di Twilight rivela che vorrebbe vedere due film
per ciascun romanzo..
intanto, grazie allo slittamento di Harry Potter 6 il film
uscirà il 21 novembre!
 
 

L'attesa spasmodica dei fan per l'uscita di Twilight, durerà tre settimane in meno. Dopo il rinvio di Harry Potter 6 a luglio 2009, si apre per Twilight una finestra di opportunità. A questo punto, facendo uscire il film nel weekend del Ringraziamento (21 novembre) e con molta meno concorrenza, i produttori contano di superare agevolmente i cento milioni di dollari di incasso, cifra che renderebbe praticamente sicuri i sequel. Al momento non sappiamo ancora quale sarà la data di uscita in Italia.

 

Il successo di Twilight però potrebbe risentire della delusione espressa da molti fan per il quarto libro, Breaking Dawn, uscito in inglese due settimane fa. La traduzione italiana di Breaking Dawn sarà pubblicata a ottobre, quindi non sveleremo dettagli della trama: ma molti lettori si sono detti delusi dal gran finale della saga.

Tra le polemiche, la Meyer non si lascia scoraggiare e pensa già al quarto film, quello tratto appunto da Breaking Dawn. E sostiene che dovrebbe essere diviso in due parti, come l'ultimo Harry Potter. I fan di
Twilight si rallegrino, quindi: c'è una possibilità che dai quattro romanzi siano tratti sei o sette film.

Nel frattempo, c'è chi è riuscito a
leggere in anteprima la sceneggiatura di Twilight: le cinquecento pagine del romanzo sono ridotte a 103 pagine di script, che pare siano piene di tensione e suspence. Come il libro anche il film sarà narrato da Bella, e tutte le scene saranno dal suo punto di vista. Quindi, nello sviluppo della storia d'amore, non è mai chiaro fino a che punto Edward sia attratto da Bella, o se sta solo sfruttando la sua infatuazione per ucciderla.

Ovviamente sono stati necessari alcuni tagli: pare che la storia di Jacob sia molto meno approfondita rispetto al libro, e che siano state omesse alcune scene importanti che lo riguardano. Sembra strano, dal momento che Jacob avrà un ruolo piuttosto importante nei libri (e film) successivi.

La famiglia Cullen apparirà al completo nel film, ma il tratteggio psicologico dei fratelli e genitori di Edward sarà naturalmente meno approfondito rispetto al romanzo. Insomma, com'era prevedibile, il film sarà soprattutto la storia di Bella e Edward. Non bisogna lasciarsi ingannare dai trailer usciti finora, spiega il recensore: Twilight non sarà un action movie a base di vampiri, ma anzitutto una storia d'amore. 

 
IL QUARTO CAPITOLO
 
 4 ATTO D'AMORE

Il matrimonio proseguì nel salone senza intoppi – prova, questa, delle capacità organizzative di Alice. Il sole stava tramontando sul fiume; la cerimonia era finita esattamente al momento giusto, proprio quando il sole scompariva dietro gli alberi. La luce del sole brillava tra i rami degli alberi. Edward mi condusse attraverso le porte a vetri, facendo risplendere i fiori bianchi. Fuori c'erano almeno altri diecimila fiori, che emanavano una tale fragranza, che aleggiava nell'aria vicino la pista da ballo, sistemata sull'erba verde, sotto i due vecchi alberi di cedro. Tutto procedeva lentamente, placido come la tranquilla serata d'agosto che ci avvolgeva nella sua accogliente calura. La piccola folla si sparpagliò sotto l'avviluppante scintillio delle luci, e fummo nuovamente accolti dagli amici, che solo un momento prima avevamo abbracciato. Adesso era il momento di conversare e di divertirci.
“Congratulazioni, ragazzi”, ci disse Seth Clearwater, abbassando la testa per evitare una ghirlanda di fiori. Sua madre, Sue, era al suo fianco, e fissava con diffidenza gli altri ospiti. Aveva il volto affilato e fiero, espressione accentuata dai capelli ,corti quasi quanto quelli della figlia Leah. Mi chiesi se li avesse tagliati in un gesto di solidarietà. Billy Black, all'altro fianco di Seth, non era teso quanto Sue. Ogni volta che guardavo il padre di Jacob, mi sembrava sempre di vedere due persone anziché una. Da una parte c'era l'uomo anziano sulla sedia a rotelle, col volto segnato dal tempo e il sorriso illuminato dai denti bianchi. Dall'altra parte c'era il legittimo discendente di un'antica, potente, magica stirpe di protettori, avvolto da un'aurea di autorità che aveva fin dalla nascita. Sebbene la magia avesse- in assenza di un catalizzatore- saltato la sua generazione, Billy faceva ancora parte di quella leggendaria potenza. Scorreva nel suo sangue, e in quello di suo figlio, erede della magia alla quale però aveva voltato le spalle, lasciando così a Sam Uley il ruolo di capobranco...
Billy sembrava stranamente a suo agio considerando la compagnia e l'evento- i suoi occhi neri ardevano di buonumore, come se avesse appena ricevuto ottime notizie. Ero impressionata dal suo sangue freddo. Questo matrimonio, ai suoi occhi, doveva sembrare una pessima cosa, la peggiore che potesse capitare al suo migliore amico. Sapevo quanto potesse essere difficile per lui mascherare i suoi sentimenti, considerando l'audace provocazione che questo evento costituiva per l'antico patto tra Cullen e Quileute- il trattato che proibiva ai Cullen di creare altri vampiri. I lupi sapevano che i Cullen stavano per infrangere il patto, ma la famiglia di vampiri non aveva alcuna idea di come i licantropi avrebbero reagito. Prima dell'alleanza ciò avrebbe significato un attacco immediato. Una guerra. Ma adesso che si conoscevano meglio, i lupi sarebbero stati indulgenti?
Come in risposta ai miei pensieri, Seth andò incontro ad Edward a braccia aperte, e quest'ultimo ricambiò l'abbraccio. Vidi Sue rabbrividire impercettibilmente.
“E' bello vedere che le cose ti vanno bene, amico,” disse Seth “sono molto felice per te.”
“Grazie Seth, significa molto per me.”
Edward si scostò da Seth e rivolse lo sguardo verso Billy e Sue.
“Grazie anche a voi per aver lasciato che Seth venisse. E grazie per il sostegno che avete dato oggi a Bella.”
“Nessun problema” disse Billy, con la sua voce roca e profonda, ed io fui molto sorpresa del suo tono ottimista. Forse si profilava all'orizzonte una pace meno instabile. Si stava formando una piccola coda, così Seth, con Sue al suo fianco, ci salutò, spingendo verso il buffet la sedia a rotelle di Billy. Quindi fu il turno di Ben e Angela di congratularsi con noi, seguiti subito dopo dai genitori di quest'ultima e da Mike e Jessica, che, con mia sorpresa, si tenevano per mano. Non sapevo si fossero rimessi insieme, erano proprio carini. Dietro ai miei amici c'erano i miei nuovi cugini acquisiti, i vampiri del clan Denali. Realizzai di trattenere il respiro solo quando il vampiro di fronte a me- Tanya suppongo, considerando le sfumature rossicce dei suoi riccioli biondi- si allungò per abbracciare Edward. Al suo fianco c'erano altri tre vampiri dagli occhi dorati che mi fissavano con aperta curiosità. Una di loro aveva lunghi capelli biondi, lisci come la seta. L'altra donna e l'uomo accanto a lei, avevano entrambi i capelli neri, con la carnagione che mostrava tinte olivastre sotto il tipico pallore. Erano tutti e quattro così belli da procurarmi una fitta allo stomaco. Tanya stava ancora stringendo tra le braccia Edward.
“Oh, Edward,” disse. “Mi sei mancato.”
Edward fece una risatina soffocata e sciolse abilmente l'abbraccio, posandole gentilmente una mano su una spalla e facendo un passo indietro, come se volesse guardarla meglio.
“E' passato troppo tempo. Tanya, ti trovo bene.”
“Anche io.”
“Lascia che vi presenti a mia moglie.” Era la prima volta che Edward pronunciava quelle parole da quando avevamo reso le cose ufficiali. Sembrava che stesse per esplodere tanta era la soddisfazione nel dirle. Tutti i Denali sorrisero in risposta.
“Tanya, questa è la mia Bella.”
Tanya era bella come nei miei peggiori incubi. Si voltò verso di me, con un' espressione più pensosa che rassegnata, sporgendosi per stringermi la mano.
“Benvenuta in famiglia, Bella.” Mi sorrise mestamente. “Noi ci consideriamo una sorta di famiglia allargata e sono veramente desolata, ehm, per il recente incidente, dal momento che non abbiamo fatto ciò che avremmo dovuto. Ci saremmo dovuti conoscere prima. Potrai perdonarci?”
“Certamente” dissi senza fiato. “Sono felice di conoscervi.”
“Adesso i Cullen hanno tutti un compagno. Forse la prossima volta toccherà a noi, eh, Kate?” indirizzò un largo sorriso alla vampira bionda.
“Continua a sognare” disse Kate alzando al cielo gli occhi dorati. Prese la mia mano da quella di Tanya e la strinse gentilmente. “Benvenuta, Bella.”
La vampira dai capelli neri mise la propria mano su quella di Kate “Sono Carmen e questo è Eleazar. E' veramente un piacere per tutti noi conoscerti finalmente.”
“A-anche per me”, balbettai.
Tanya lanciò un'occhiata alle persone che aspettavano dietro di lei- il vice-sceriffo Mark e sua moglie. Questi ultimi spalancarono gli occhi quando videro il clan dei Denali.
“Ci conosceremo meglio più tardi. Abbiamo un'infinità di tempo!” scoppiò a ridere Tanya mentre lei e la sua famiglia se ne andavano.
Osservammo tutte le tradizioni. Ero accecata dai fash delle macchinette fotografiche, mentre tenevo il coltello sopra una torta spettacolare- troppo grande, in effetti, per una compagnia relativamente piccola come la nostra. Ci girammo l'uno verso l'altra, porgendoci la torta a vicenda. Edward ingoiò coraggiosamente la sua porzione mentre io lo guardavo incredula.
Lanciai il bouquet con insolita abilità, direttamente nelle mani di una sorpresa Angela.
Emmet e Jasper risero fragorosamente del mio rossore quando Edward, molto attentamente, sfilò con i denti la giarrettiera-che scivolò fino alla caviglia- che mi aveva prestato Alice. Ammiccando scherzosamente verso di me, la gettò direttamente sulla faccia di Mike Newton.
E quando le danze ebbero inizio, Edward mi strinse tra le braccia per il tradizionale primo ballo come marito e moglie; agognavo quel momento, nonostante il mio terrore di ballare- specialmente davanti ad un pubblico- felice semplicemente del fatto che mi tenesse stretta tra le sue braccia. Edward fece tutto il lavoro, mentre io volteggiavo senza difficoltà sotto una volta di luci scintillanti e di flash accecanti.
“Ti stai divertendo, Signora Cullen?” mi sussurrò nell'orecchio.
Risi. “Mi serve un po' per abituarmici.”
“Abbiamo un sacco di tempo,” mi ricordò, con voce esultante, chinandosi verso di me per baciarmi. I flash delle fotocamere impazzirono.
La musica cambiò e Charlie battè una mano sulla spalla di Edward.
Non era neanche lontanamente facile ballare con Charlie. Non era meglio di me, così dondolammo con cautela in un minuscolo quadrato di pista. Edward ed Esme, invece, volteggiavano leggiadri come Ginger Rogers e Fred Astaire.
“Mi mancherai molto a casa, Bella. Mi sento già solo.”
Parlai con la gola serrata, cercando di prenderla sul ridere.
“Mi sento orribile a lasciarti da solo a cucinarti cose disgustose- è quasi un crimine. Potresti anche arrestarmi.”
Charlie sogghignò. “Ah penso che sopravvivrò. Però, chiama ogni volta che puoi.”
“Te lo prometto.”
Mi sembrò di aver ballato con tutti. Era bello rivedere tutti i miei vecchi amici, ma desideravo stare con Edward più di qualsiasi cosa al mondo. Fu un sollievo quando alla fine arrivò, giusto mezzo minuto dopo l'inizio dell'ennesimo ballo.
“Non sei entusiasta di Mike, eh?” gli dissi mentre mi trascinava lontano da lui.
“ Non se ne sento tutti i pensieri. E' fortunato che non l'abbia preso a calci. O peggio.”
“Si, certo.”
“Hai avuto l'occasione di guardarti allo specchio stasera?”
“Mhm, no, mi pare di no. Perché?”
“Quindi suppongo non ti renda conto di quanto tu sia bella stasera, bella da mozzare il fiato. Non mi sorprende che Mike avesse difficoltà a non fare pensieri sconvenienti su una donna sposata. Sono decisamente irritato con Alice, doveva costringerti a guardarti allo specchio.”
“Beh, tu sei di parte, lo sai.”
Sospirò, poi si fermò e mi fece girare per vedere la casa. L'immensa vetrata mi rimandava l'immagine del ricevimento come un grande specchio. Edward mi indicò la coppia immediatamente dall'altra parte nel vetro.
“Di parte, eh?”
Diedi solo una veloce occhiata al riflesso di Edward- il perfetto riflesso del suo meraviglioso viso- con una bellezza mora al suo fianco. La sua pelle era vellutata come una rosa, i suoi grandi occhi erano pieni di eccitazione e frangiati da lunghe ciglia. Il tessuto lucido dell'abito bianco si allargava delicatamente sullo strascico come una calla capovolta, e si adattava così perfettamente al suo corpo da farlo sembrare elegante e aggraziato- anche se era del tutto immobile. In un batter d'occhio,e prima che potessi capire che quella bellezza ero io, Edward improvvisamente si irrigidì e si girò automaticamente nell'altra direzione, come se qualcuno avesse detto il suo nome.
“Oh” disse. La sua fronte si aggrottò per un istante, poi velocemente si rilassò. Improvvisamente fece un sorriso smagliante.
“Che c'è?” chiesi.
“Un dono di nozze a sorpresa.”
“Eh?”
Non mi rispose; semplicemente ricominciò a ballare, conducendomi nella direzione opposta a dove eravamo diretti prima, lontano dalle luci, verso un'area immersa nell'oscurità che ci nascondeva la pista da ballo. Non si fermò finché non avemmo raggiunto il lato buio di uno degli enormi alberi di cedro. Arrivati lì, Edward scrutò attentamente l'oscurità.
“Grazie” disse Edward, verso il buio. “Questo è... veramente gentile da parte tua.”
“Gentile è il mio secondo nome,” rispose una voce familiarmente virile. “Posso venire avanti?”
La mia mano volò alla mia gola, e se Edward non mi avesse sorretto avrei avuto un collasso.
“Jacob”dissi in un soffio, quando riuscii a respirare di nuovo. “Jacob!”
“Sono qui, Bells.”
Barcollai verso il suono della sua voce. Edward mi prese per un gomito prima che un altro paio di forti mani mi afferrassero nell'oscurità. La pelle calda di Jacob bruciò contro il sottile vestito di satin quando mi strinse al suo petto. Non fece cenno di voler ballare; semplicemente, mi abbracciava, mentre io nascondevo il volto nel suo petto. Si chinò per poggiare la guancia sulla mia testa.
“Rosalie non mi perdonerà mai se non ballerò con lei almeno una volta,” mormorò Edward, e capii che voleva lasciarci da soli, dandomi così il suo regalo di nozze- un momento con Jacob.
“Oh Jacob.” Piangevo adesso. La mia voce suonava incerta. “Grazie.”
“Smettila di piagnucolare Bella. Ti rovinerai il vestito. Sono solo io.”
“Solo tu? Oh Jake! Ora è tutto come dovrebbe essere.”
Sbuffò. “Già- adesso può iniziare la festa, il testimone è finalmente arrivato.”
“Adesso tutti quelli che amo sono qui.” Sentii le sue labbra sfiorarmi i capelli.
“Mi dispiace del ritardo, tesoro”
“Sono così felice che tu sia venuto!”
“Beh, questa era l'idea.”
Lanciai un'occhiata agli ospiti, ma non riuscii a vedere oltre la fila di coppie che danzavano, dove avevo visto per l'ultima volta il padre di Jacob. Non sapevo se lui fosse ancora lì.
“Billy sapeva che saresti venuto?”
Non appena glielo chiesi, ebbi la risposta- era l'unica spiegazione all'occhiata incoraggiante che mi aveva rivolto prima.
“Sono sicuro che Sam glielo abbia detto. Andrò da lui... non appena la festa sarà finita.”
“Sarà così felice di riaverti a casa.”
Jacob indietreggiò leggermente e raddrizzò la schiena, lasciò una mano sulla mia schiena, mentre con l'altra afferrava la mia mano destra. Sollevò le nostre mani intrecciate, poggiandosele al petto; potevo sentire il suo cuore battere sotto il palmo della mia mano e supposi che non l'avesse messe lì per caso.
“Credo di non saper ballare in nessun altro modo,” disse, facendomi volteggiare lentamente senza andare a tempo di musica. “Sto facendo del mio meglio.”
Ci muovevamo seguendo il ritmo del suo cuore.
“Sono contento di essere venuto” disse in un sussurro Jacob, dopo un po'. “Non pensavo lo sarei stato. Ma è bello rivederti... ancora una volta. Non è triste quanto pensavo.”
“Non voglio che tu sia triste”
“Lo so. E non sono venuto qui stasera per farti sentire in colpa.”
“No- sono veramente felice che tu sia venuto. E' il miglior regalo che potevi farmi.”
Lui rise. “Meglio così, perchè non ho avuto il tempo di farti un vero regalo.”
I miei occhi si adattarono all'oscurità, adesso potevo vedere il suo viso, più in alto di quanto mi aspettassi. Com' era possibile che fosse cresciuto ancora? Doveva essere più vicino ai sette che ai sei piedi... Era confortante rivedere i tratti familiari del suo volto dopo tutto questo tempo.”
Gli occhi incavati, sormontati dalle sopracciglia scure e folte, gli zigomi pronunciati, le labbra piene, tese nel suo solito sorriso sarcastico. I suoi occhi scrutavano attentamente i bordi della pista. Potevo vedere quanto impegno ci stesse mettendo. Stava facendo tutto il possibile per rendermi felice, per non perdere il controllo e mostrare quanto gli costasse tutto ciò. Non avevo fatto niente per meritarmi un amico come Jacob.
“Quando hai deciso di tornare?”
“Consciamente o inconsciamente?” Fece un profondo respiro prima di rispondere alla domanda. “Non lo so per certo. Suppongo di aver vagato in questa direzione per un po', forse perché ero diretto qui. Ma solo stamattina ho iniziato realmente a correre. Non sapevo se ero in grado di sopportare tutto questo.” Rise. “Non puoi immaginare quanto sia strana questa sensazione-- camminare di nuovo su due gambe, e i vestiti! E il fatto che mi sembra strano, lo rende ancora più bizzarro. Non me lo aspettavo. Sono fuori esercizio con tutto ciò che riguarda l'essere umani.”
Mi strinse ancora più saldamente. “In ogni caso , sarebbe stato un vero peccato non vederti stasera. Vale tutto il viaggio fino a qui. Sei incredibilmente bella.”
“Alice ha investito un sacco di tempo su di me oggi. E poi, il buio aiuta.”
“Non è così buio per me, lo sai.”
“Già.” Sensi da licantropo. Era facile dimenticare ciò che era in grado di fare, sembrava così umano. Specialmente in quel momento.
“Ti sei tagliato i capelli” notai.
“Già. E' più facile, sai. Ho pensato fosse la cosa migliore.”
“Ti stanno bene” mentii.
Sbuffò. “Certo, certo. Me li sono tagliati da solo, con delle forbici da cucina arrugginite.”
Sghignazzò senza ritegno per un momento, poi il sorriso scomparve. La sua espressione ridivenne seria.
“Sei felice, Bella?”
“Si.”
“Okay.” Scrollò le spalle. “Suppongo che questa sia la cosa più importante.”
“E tu come stai, Jacob? Come stai davvero?”
“Sto bene, Bella, sul serio. Non c'è bisogno che ti preoccupi più per me. Puoi anche smetterla di tormentare Seth con tutte quelle domande.”
“Non tormentavo Seth solo a causa tua. Mi piace Seth.”
“E' un bravo ragazzo. Una compagnia migliore di altre. Te l'ho detto, se potessi sbarazzarmi delle voci nella mia testa, essere un lupo sarebbe grandioso.” Risi per il tono della sua voce.
“Già, purtroppo non riesco proprio a tacere, mi dispiace.”
“Nel tuo caso significa solo che sei pazza. Ma tanto già sapevo che lo eri,” mi prese in giro.
“Grazie”
“Essere pazzi probabilmente è più facile che condividere la propria mente con qualcun' altro. Le voci che la gente pazza sente non mandano loro baby-sitter per sorvegliarli.”
“Eh?”
“Da qualche parte li fuori c'è Sam. E qualcuno degli altri. Lo sai, solo in caso di necessità.”
“In caso di cosa?”
“Nel caso in cui non ce la faccia a sopportare tutto questo. Qualcosa del genere insomma. Nel caso decida di rovinare la festa.” Un sorriso veloce comparve sul suo volto, a quello che probabilmente, per lui, era un pensiero allettante.
“Ma non sono qui per rovinare il matrimonio, Bella. Sono qui...” Si interruppe.
“Sei qui per renderlo perfetto”
“Mi attribuisci un ruolo troppo elevato”
“Beh, allora è una buona cosa che tu sia alto.” Rise fragorosamente alla mia battuta, poi sospirò.
“Sono qui solo per esserti amico. Il tuo migliore amico, ancora una volta.”
“Sam dovrebbe darti più credito.”
“Beh, forse sono ipersensibile. Forse loro sarebbero qui ugualmente, per tenere d'occhio Seth. Ci sono un sacco di vampiri qui. Seth non la prende tanto seriamente quanto dovrebbe.”
“Seth sa che non è minimamente in pericolo. Conosce i Cullen molto più di Sam.”
“Certo, certo” disse Jacob, facendo la pace prima che il nostro scambio di battute si trasformasse in un litigio. Era strano che fosse lui quello diplomatico.
“Mi dispiace per quelle voci.” dissi “speravo di migliorare le cose,” in molti modi, aggiunsi mentalmente.
“Non va tanto male. Mi sto solo lamentando un po'.”
“Sei... felice?”
“Abbastanza. Ma ora basta parlare di me. Oggi sei tu la star. Scommetto che adori tutto questo. Stare al centro dell'attenzione e tutto il resto”
“Si. Non ne avrò mai abbastanza”
Scoppiò a ridere, poi fissò lo sguardo oltre la mia testa. Con le labbra contratte, studiò il baluginante scintillio della festa, le aggraziate piroette di coloro che ballavano, i petali che, ondeggiando, cadevano dalle ghirlande di fiori. Guardai insieme a lui. Tutto sembrava così distante da quella oscura quiete. Quasi come guardare i bianchi fiocchi volteggiare dentro una palla di neve.
“Beh, questo glielo concedo,” disse. “Sanno come organizzare una festa.”
“Alice è un'inarrestabile forza della natura.”
Sospirò “La canzone è finita. Pensi che possa ballarne un'altra con te? O è chiedere troppo?”
Gli strinsi la mano. “Puoi avere tutti i balli che vuoi.”
Rise. “Interessante... Mhm, ciò nonostante, penso che farei meglio ad accontentarmi. Non mi va di discutere.”
Iniziammo nuovamente a ballare.
“Pensi che dovrei essere abituato a dirti addio, ormai.” Mormorò. Cercai di deglutire, ma non ci riuscì. Jacob mi guardò e aggrottò le sopracciglia. Mi accarezzò una guancia, catturando le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi.
“Non sei l'unica che si suppone debba piangere, Bella”
“Tutti piangono ai matrimoni,” dissi sommessamente.
“Questo è quello che vuoi, giusto?”
“Giusto.”
“Allora sorridi”
Ci provai. Sorrise della smorfia che ne risultò.
“Cercherò di ricordarti così. Fingerò che...”
“Cosa? Che sono morta?”
Serrò i denti. Stava combattendo con se stesso- con la sua decisione di rendere la sua presenza un dono e non una critica. Potevo immaginare ciò che avrebbe voluto dire.
“No” rispose infine. “Ma voglio avere un ricordo di te così come sei adesso: guance rosa, battito cardiaco, due piedi sinistri. Tutto qui.”
Gli pestai il piede più forte che potevo.
Sorrise. “Questa è la mia Bella”
Stava pera aggiungere qualcos'altro, poi però serrò ostinatamente le labbra. Combatteva di nuovo con se stesso, i denti serrati per non dire ciò che avrebbe voluto.
Il mio rapporto con Jacob era sempre stato così facile. Facile come respirare. Ma da quando Edward era rientrato nella mia vita era una costante lotta. Perché- agli occhi di Jacob- scegliendo Edward, sceglievo un destino peggiore della morte, o come minimo paragonabile ad essa.
“Cosa c'è, Jake? Dimmelo e basta. Lo sai, puoi dirmi tutto.”
“N-non ho niente da dirti”
“Oh per favore! Sputa il rospo”
“D'accordo. Non è... è- una domanda. E' qualcosa che voglio che tu dica a me.”
“Chiedi pure.”
Lottò contro i suoi sentimenti ancora per un minuto, poi sospirò “Non dovrei. Non importa. Sono solo morbosamente curioso.”
Dal momento che lo conoscevo molto bene, capii.
“Non è stanotte, Jacob” sussurrai.
Jacob era più ossessionato di Edward riguardo alla mia umanità. Faceva tesoro di ogni battito del mio cuore, sapendo che erano contati.
“Oh”disse, cercando di mascherare il suo stupore. “Oh”
Iniziò una nuova canzone, ma lui non notò il cambiamento questa volta.
“Quando?” sussurrò.
“Non lo so per certo. Una settimana o due forse.”
La sua voce cambiò, assumendo un tono di difesa.
“Perché aspettare?”
“Non voglio passare la mia luna di miele a contorcermi di dolore.”
“E come vorresti passarla? Giocando a scacchi? Ah ah ah”
“Molto divertente”
“Sto scherzando, Bells. Ma, onestamente, non capisco qual'è il punto. Non puoi avere una luna di miele normale con un vampiro, quindi perché fingere? Chiama le cose con il loro nome. Questa non è la prima volta che rimandi. Sebbene questa sia una buona cosa,” disse poi, improvvisamente comprensivo.
“Non essere imbarazzata”
“Non sto rimandando proprio niente,” sibilai. “E si, io posso avere una vera luna di miele! Posso fare tutto quello che voglio! Fattene una ragione!”
Smise improvvisamente di girare in tondo. Per un momento, mi chiesi se finalmente avesse notato che la musica era cambiata, e frugai nella mia testa per trovare un modo di rimediare al nostro piccolo battibecco, prima che mi dicesse addio. Non ci saremmo lasciati con tanta asprezza. E poi i suoi occhi si spalancarono, confusi e pieni d'orrore.
“Cosa?” proruppe “Cosa hai detto?”
“Riguardo a cosa...? Jake? Che c'è che non va?”
“Che intendevi? Avere una vera luna di miele? Mentre sei ancora umana? Stai scherzando! Questa è una pessima battuta, Bella!”
Gli lanciai un'occhiataccia. “Ho detto fatti gli affari tuoi, Jake! Queste non sono cose che ti riguardino! Non avrei dovuto.....non avremmo mai dovuto parlare di questo. Sono cose private”
Le sue enormi mani mi strinsero forte le braccia.
“Ahi! Jake! Lasciami andare!”
Mi diede uno scossone.
“Bella! Sei andata fuori di testa? Non puoi essere così stupida! Dimmi che stai scherzando!”
Mi scosse di nuovo. Le sue mani mi stringevano come tenaglie, fremendo, facendomi vibrare anche le ossa.
“Jake- smettila!”
All'improvviso la nostra oscurità divenne un posto affollato.
“Toglile le mani di dosso!” La voce di Edward era fredda come il ghiaccio, tagliente come un rasoio.
Quanto a Jacob, emise un ringhio basso, che spezzava tragicamente la quiete di quella sera, e poi un altro, che sovrastò il primo.
“Jake, fratello, torna indietro”
Udii la voce incoraggiante di Seth Clearwater.
“Stai perdendo il controllo.”
Jacob sembrava congelato, i suoi occhi pieni d'orrore mi fissavano.
“Le farai del male,” sussurrò Seth, “lasciala andare.”
“Adesso” ringhiò Edward.
Jacob abbandonò la stretta, e il sangue ricominciò a scorrermi dolorosamente nelle vene. Poi, prima che avessi la possibilità di accorgermene, fredde mani sostituirono la presa calda di Jake, mentre l'aria frusciò sotto di me.
Chiusi per un istante gli occhi,e, all'improvviso, fui lontana almeno una dozzina di passi da dove ero prima. Edward stava davanti a me, il corpo rigido per la tensione. Ora, tra lui e Jacob, c'erano due enormi lupi pronti all'attacco, anche se non mi sembravano realmente aggressivi, anzi, sembrava volessero scongiurare uno scontro.
E poi c'era Seth- lo scanzonato quindicenne Seth-che stringeva con le sue lunghe braccia il corpo tremante di Jacob, cercando di trascinarlo via. Se Jacob si fosse trasformato con Seth così vicino...
“Forza, Jake. Andiamo via.”
“Ti ammazzo!” sibilò rabbiosamente Jacob. I suoi occhi, fissi su Edward, ardevano di collera. “Ti ammazzo con le mie mani! Adesso!” fremette convulsamente.
Il lupo più grande, quello nero, ringhiò bruscamente.
“Seth, togliti di mezzo,”sibilò Edward.
Seth strinse ancora di piùJacob. Quest'ultimo era talmente scioccato che Seth riuscì a trascinarlo indietro di qualche passo.
“Non farlo, Jake. Andiamo via, forza.” Sam si unì a Seth, e, con la sua enorme testa, spinse contro il petto di Jake, allontanandolo.
Alla fine tutti e tre- Seth, che trascinava il corpo tremante di Jacob, e Sam che lo aiutava-scomparvero velocemente nell'oscurità.
L'altro licantropo guardava gli altri allontanarsi. Non ero sicura del colore della sua pelliccia-marrone cioccolata forse?- c'era Quil lì quindi?
“Mi dispiace. Tantissimo” sussurrai al lupo.
“Va tutto bene adesso, Bella,”mormorò Edward. Il lupo lo guardò, con un' espressione per niente amichevole. Edward ricambiò freddamente lo sguardo. Il lupo sbuffò, poi seguì gli altri, scomparendo altrettanto rapidamente.
“Va tutto bene,”ripetè Edward, guardandomi. “Torniamo dagli altri.”
“Ma Jake...”
“Sam ha in mano la situazione. Se ne sono andati.”
“Edward, mi dispiace così tanto. Sono stata una stupida!”
“Non è colpa tua.”
“Come al solito parlo troppo! Perchè? Non avrei dovuto dirglielo in quel modo! Accidenti! A cosa stavo pensando?”
“Non preoccuparti.”mi sfiorò la guancia. “ E poi, dobbiamo tornare indietro prima che notino la nostra assenza.”
Scossi la testa, cercando di schiarirmi le idee. Prima che qualcuno notasse la nostra assenza?Perchè, c'era qualcuno forse che non se n'era accorto?
Guardandomi attorno, realizzai che, nell'oscurità, nessuno aveva notato ciò che a me era sembrata una situazione catastrofica.
“Dammi due secondi.”lo pregai.
Sentivo il cuore gonfio di panico ed angoscia. Ma questo non contava niente. Adesso ciò che più contava era non mostrare il mio caotico stato d'animo.
“Il vestito?”
“Sei perfetta. Non hai un capello fuori posto.”
Presi due profondi respiri. “Okay. Andiamo.”
Mi cinse le spalle con un braccio e mi condusse di nuovo verso la luce. Quando passammo sotto le luci sfavillanti, mi spinse gentilmente verso la pista da ballo. Riprendemmo a ballare come se niente fosse successo. Diedi un'occhiata agli invitati, ma nessuno sembrava scioccato o spaventato.
Solo i volti della mia nuova famiglia mostravano i segni della recente tensione, anche se li nascondevano molto bene.
Jasper ed Emmett erano ai margini della pista, e supposi che fossero sempre stati vicini durante lo scontro.
“Stai...”
“Sto bene,”assicurai. “Non posso credere di aver fatto una cosa del genere. Che c'è che non va in me?”
“Non c'è niente che non vada in te.”
Ero stata così felice di rivedere Jacob. Potevo ben capire il sacrificio che Jake aveva fatto per me. E io invece avevo rovinato tutto, trasformando il suo regalo in un completo disastro. Avrei dovuto essere messa in quarantena. Ma la mia stupidità non avrebbe rovinato nienta'altro quella notte. Volevo scrollarmi via dalle spalle tutto questo, chiuderlo in un angolino del mio cuore per riesaminarlo in seguito. Ci sarebbe stato un sacco di tempo per prendermi a frustate per quello che avevo fatto, ma non c'era niente che io potessi fare ora.
“E' finita,” dissi. “Non pensiamoci più per stasera.”
Mi aspettavo che Edward concordasse pienamente con me, invece rimase silenzioso.
“Edward?”
Chiuse gli occhi e appoggiò la sua fronte sulla mia.
“Jacob ha ragione,” bisbigliò. “Cosa credo di fare?”
“No! Jacob sbaglia!” cercai di mantenere un'espressione rilassata per non incuriosire la folla che ci osservava. “Lui ha troppi pregiudizi per avere un'opinine obiettiva.”
Borbottò piano qualcosa, del tipo “ Avrei dovuto lasciare che mi uccidesse anche solo per averci pensato...”
“Basta!” dissi rabbiosamente. Strinsi il suo volto fra le mani e aspettai che aprisse gli occhi.
“Tu ed io. Questa è l'unica cosa che importa. La sola a cui tu debba pensare adesso. Mi stai ascoltando?”
“Si,” sospirò.
“Dimenticati di Jacob.” Io potevo farlo. Volevo farlo. “Fallo per me. Promettimi che lo farai.”
Ci guardammo negli occhi per un momento, poi lui disse “Lo prometto.”
“Grazie Edward. Io non ho paura.”
“Io si,” sussurrò.
“Non averne.” Feci un profondo respiro e poi sorrisi. ! A parte tutto...Ti amo.”
Fece un mezzo sorriso, “Beh, siamo qui per questo.”
“Stai monopolizzando la sposa,” disse Emmett, sbucando da dietro le spalle di Edward.
“Lascia che balli con la mia nuova sorellina. Questa potrebbe essere l'ultima occasione di farla arrossire.”
Rise fragorosamente, come al solito allergico alle atmosfere troppo serie. Scoprii presto che c'erano molte persone con cui non avevo ancora ballato; fatto questo, che mi diede l'occasione di riprendermi, almeno un po'.
Quando, alla fine, Edward reclamò i suoi diritti di marito, il capitolo Jacob era archiviato. Quando le sue braccia mi strinsero, sentii nuovamente nascere in me la certezza che ogni cosa nella mia vita, era come avrebbe dovuto essere. Sorrisi e poggiai la testa contro il suo petto. La sua stretta si intensificò.
“Potrei abituarmi a tutto questo,” dissi.
“Non dirmi che hai superato le tue reticenze sul ballo?”
“Ballare non è tanto male-con te. Ma non mi riferivo esattamente a questo...” dissi, premendo ancora di più il mio corpo contro il suo,”Pensavo di non lasciarti andare mai più.”
“Mai,” promise, e si chinò per baciarmi. Un vero bacio-intenso, lento ed emozionante...
Avevo completamente dimenticato dove fossi, quando udii Alice chiamarmi.
“Bella! E' ora di andare!”
Avvertii una piccola fitta di irritazione per l'interruzione.
Edward la ignorò; le sue labbra bruciavano sulle mie, più bramose di prima. Il mio cuore batteva impazzito, mentre -i palmi delle mani sudati-cingevo il suo collo marmoreo.
“Volete perdere il volo?” chiese Alice, al mio fianco adesso. “Sono sicura che passerete una splendida prima notte di nozze accampati nella sala d'aspetto dell'aereoporto!”
Edward voltò leggermente la testa, e mormorò: “Vattene via, Alice.” Per poi premere nuovamente le sue labbra sulle mie.
“Bella, vuoi veramente indossare quel vestito sull'aereo?” mi chiese. In quel momento però, non le stavo prestando molta attenzione; semplicemente non mi importava di nient'altro che non fosse Edward.
Alice ringhiò per il disappunto. “Le dirò dove siete diretti, Edward. Aiutami, o lo farò.”
Edward divenne un blocco di ghiaccio. Staccò le sue labbra dalle mie, voltandosi per guardare la sorella preferita.
“Sei troppo piccola per essere così enormemente irritante.”
“Non ho comprato il più bel vestito da viaggio del mondo, per farlo andare sprecato,” disse bruscamente, prendendomi per mano. “Vieni con me, Bella, da brava.”
Cercai di divincolarmi dalla sua stretta , alzandomi in punta di piedi per baciarlo ancora una volta.
Lei tirò impazientemente il mio braccio, cercando di allontanarmi da lui. Ci fu qualche risatina tra gli ospiti. Rinunciai a resistere e lasciai che mi conducesse all'interno della casa, ormai vuota.
“Mi dispiace Alice.” cercai di farmi perdonare.
“Non ce l'ho con te, bella,” sospirò. “In fondo, non sembri in grado di ragionare.”
Risi della sua espressione da martire, ottenendo in risposta un'espressione minacciosa.
“Grazie mille, Alice. E' stato il matrimonio più bello che qualcuno abbia mai avuto,” le dissi in tono più serio. “E' stato tutto perfetto. Sei la migliore, la più elegante, la più talentuosa sorella del mondo.”
Questo la ammorbidì un pochino. Fece un gran sorriso.
“Sono felice che ti sia piaciuto. Reneè ed Esme ci aspettano di sopra. Andiamo.”
Tutte e tre mi aiutarono velocemente a togliere il vestito da sposa per indossare il completo da viaggio blu scuro che Alice mi aveva comprato. Mi sentii piena di sollievo quando mi sciolsero i capelli , facendoli ricadere in morbide onde sulle spalle, salvandomi anche dal feroce mal di testa che probabilmente mi sarebbe venuto con tutte quelle forcine in testa....
In tutto quel tempo le guance di mia madre furono sempre inondate di lacrime.
“Ti chiamerò non appena saprò dove stiamo andando,” le promisi mentre la abbracciavo. Sapevo che l'incognita della luna di miele probabilmente la stava facendo diventare pazza; mia madre odiava i segreti, a meno che non ne avesse uno lei...
“Te lo dirò non appena lei sarà ragionevolmente lontana da qui,”promise Alice a mia madre, sorridendo compiaciuta della mia espressione ferita. Com'era ingiusto essere l'ultima a saperlo.
“Dovrai venire a trovarci molto, molto presto. E' il tuo turno adesso-rivedrai il sole ancora una volta,” disse Reneè.
“Non ha piovuto, oggi,” le ricordai, evitando di rispondere alla sua domanda.
“Un miracolo!”
“E' tutto pronto,” disse Alice. “Le tue cose sono in auto-Jasper se ne sta accertando.”
Mi spinse giù per le scale mentre Reneè ci seguiva cingendomi ancora le spalle.
“Ti voglio bene, mamma,” le sussurrai appena fummo dabbasso. “Sono felice che tu abbia al tuo fianco Phil. Prendetevi cura l'uno dell'altra.”
“Ti voglio bene anch'io, tesoro.”
“Ciao mamma. Ti voglio bene,” le dissi di nuovo, la gola serrata nel tentativo di non piangere.
Edward mi aspettava all'inizio delle scale. Presi la sua mano, ma poi mi allontanai, scrutando la piccola folla che attendeva di vederci partire.
“Papà?” dissi, i miei occhi che ancora lo cercavano.
“Da questa parte,” mormorò Edward.
Attraversammo un gruppo di ospiti che avevano creato una specie di passerella. Trovammo Charlie dietro tutti, con le spalle appoggiate goffamente al muro, quasi a volersi nascondere. I cerchi rossi intorno ai suoi occhi mi dissero il perchè.
“Oh papà!” lo abbracciai, con gli occhi pieni di lacrime. Di nuovo. Avevo pianto parecchio quella sera.
Lui mi accarezzava la schiena.
“Vai adesso. Non vorrai perdere il volo, vero?”
Era difficile parlare d'amore con Charlie-eravamo troppo simili, sempre a cercare di reprimere i nostri sentimenti per evitare situazioni imbarazzanti. Ma questo non era il momento di essere timidi.
“Ti vorrò per sempre bene,pa',” gli dissi. “Non dimenticarlo.”
“Anche io, Bells. Sempre e per sempre.”
Gli baciai la guancia e lui ricambiò il bacio.
“Chiamami,” disse.
“Presto,” promisi, sapendo che quello era tutto ciò che potevo fare. Solo una semplice telefonata. Non avrei più rivisto i miei genitori; sarei stata troppo diversa, e troppo , troppo pericolosa.
“Vai adesso,”disse burberamente. “Non voglio che arrivi tardi.”
Gli ospiti crearono nuovamente un passaggio per noi. Edward mi tirò più vicino a lui mentre mettevamo in atto la nostra fuga.
“Sei pronta?” mi chiese.
“Si,” dissi, e sapevo che era la verità.
Ci fu uno scroscio di applausi quando Edward mi baciò sulla soglia della porta. Poi mi condusse velocemente alla macchina,proprio mentre iniziava il lancio augurale del riso. La maggior parte andò a vuoto, ma qualcuno-probabilmente Emmett-con una precisione inumana ci colpì, così dovetti togliere dalla schiena di Edward moltissimi chicchi di riso.
La macchina era abbellita con lunghe ghirlande di fiori e nastri, a cui erano legate almeno una mezza dozzina di scarpe-scarpe firmate, nuove di zecca-che penzolavano dietro il paraurti posteriore.
Edward mi tolse il riso di dosso mentre montavo in macchina, salì anche lui e poi...poi sfrecciavamo via, mentre io agitavo la mano fuori dal finestrino e dicevo “Vi voglio bene”
verso il portico, dove la mia famiglia rispondeva calorosamente al saluto.
L'ultima immagine che vidi fu quella di Phil che stringeva teneramente Reneè, mentre lei con un braccio gli cingeva la vita, e con la mano libera teneva quella di Charlie. Tipi d'amore totalmente diversi, ma che si armonizzavano alla perfezione, in quel momento. Era una visione piena di speranza, per me.
Edward strinse più forte la mia mano.
“Ti amo,” disse.
Appoggiai la testa sulla sua spalla.
“Beh, è per questo che siamo qui,” risposi copiando le sue parole.
Mi sfiorò i capelli con le labbra. Non appena entrammo in autostrada, ed Edward schiacciò veramente sull'acceleratore, sentii un rumore, proveniente dalla foresta dietro di noi, coprire le fusa del motore. Se potevo sentirlo io, anche Edward poteva. Ma lui non disse niente , mentre il suono lentamente scompariva in lontananza. Non dissi niente neanch'io.
Il dolore straziante nel mio petto, a poco a poco diminuì, per poi scomparire del tutto.


 

          

 

RAGA SU QST SITO: http://argea-chan.livejournal.com/ VERRANNO POSTATI I RIASSUNTI DI TUTTI I CAPITOLI DI BREAKIN DAWN 

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SiAmO In FeRiE LaScIaTe CoMm. Lo StEsSo RiCaMbIeReMo PrEsTo

KiSs (L)

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8月5日

o.5

 

Salve a tutte il 2 agosto in America è finalmente uscito BD.

Ecco alcune notizie notizie:

1- Il libro sarà diviso in tre parti.

2- Dal 1 al 7 capitolo la storia sarà racc da Bella.

3- Nella 2 parte la storia sarà racc da Jacob.

4- E la terza parte di nuovo da Bella.

5- Il libro in lingua originale conta 768 pag.

6- In italiano cm vi avevamo già detto 800.

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Ecco il prologo dietro la copertina del libro:

 

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Non preoccuparti" mormorai.

"Ci apparteniamo".

Fui improvvisamente travolta dalla verità nelle mie stesse parole.

Questo momento era così perfetto, così giusto
non c'era modo di dubitarne.

Le sue braccia erano avvolte intorno a me,
stringendomi a lui...

Sembrava come se ogni nervo del mio corpo fosse un filo vivo.

"Per sempre" concordò.

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Bella ed Edward si sposano nel terzo capitolo.

Sarà presente anche Jacob..

una sorpresa da parte di Edward per Bella,

Subito dopo partiranno per la loro luna di miele, e avranno la loro prima notte d’amore.

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Voi cosa ne pensate di qst notizie??

Noi crediamo k nn ci sarà veramente una figlia..

Cm fà Edward a mettere incinta Bella

se è un vampiro???

Un pò strana la cosa..

Cmq ringraziamo

 ~ 'εd è ѕoLo мioн ♥

e anke

  ♥ѕωєєт.ραѕѕιOиαℓ ναмριяє•

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URGENTE E IMPORTANTE:
Firmate qst petizione e una cs impo..
 AIUTATECI

 

LA TRAMA DEL LIBRO 

 

La festa organizzata da Alice, per il matrimonio tra Edward e Bella, è paragonabile a tutte le sue altre meravigliose feste.
Il matrimonio va secondo i piani, la coppietta parte presto per la luna di miele. Durante la prima notte di nozze, Bella chiede di consumare il matrimonio ad Edward.
Edward acconsente, e così fanno l’amore per la prima volta. L’amore troppo appassionato di Edward è piuttosto violento per Bella,
ma lei non si preoccupa, anche se il suo corpo rimane coperto da lividi.
Durante la luna di miele passata nell’isola di Esme, Bella ha dei sogni premonitori rispetto a un bambino dagli occhi verdi. Bella infatti, scopre presto
di essere rimasta incinta. Anche se Bella non ha mai desiderato un bambino il suo istinto materno le dice di tenere questo figlio e di non abortire.
Edward è molto preoccupato per la salute di Bella, Ma accetta la decisione di tenere questo Bambino,
così si recano da Carlisle che potrebbeprendersi cura della salute di Bella.
 Jacob, tornato dalla sua esperienza di solitudine, accetta il suo posto come capo nel clan dei licantropi. Ma il suo ritorno non è ben accetto da tutti.
Solo Leah e Seth si aggregano al Clan di Jacob. Quindi i licantropi si trovano presto divisi in due gruppi.
Il clan di Jacob, si rifugia nella famiglia Cullen, dove Esme accetta i tre licantropi come suoi figli, procurandogli cibo, vestiti e viveri.
Il ritorno di Bella a Forks viene giustificato come fosse una Quarantena da una malattia esotica, ma Jacob si rende subito conto della situazione di Bella.
Jacob chiede conferma ad Edward, della sua supposizione, che Edward rivela come esatta.
Nasce così una sorta di “amicizia” o meglio, di collaborazione, tra Jacob ed Edward per Bella.
Le condizioni di salute di Bella sono preoccupanti. Il bambino è molto grande per bella, presto le rompe alcune costole e le provoca lividi sullo stomaco.
Per il disgusto di Jacob, il bambino sin dalla gravidanza, va nutrito con sangue.
Il parto diventa molto complesso, Jacob ed Edward sono costretti a praticare un taglio lungo l’addome di bella, per far nascere il bambino.
Bella rimane in fin di vita. L’unico modo per farla sopravvivere è quello d trasformarla in un vampiro.
Cosa che Edward farà subito, ma a malincuore. Jacob credendo Bella morta, va a cercare la bambina, Nessie, per infliggerle una punizione
(Lui ritiene che la responsabile dell’apparente morte di Bells sia Nessie). Ma, appena guarda negli occhi verdi la piccola, subisce anche lui l’imprinting.
 Durante i 3 giorni di trasformazione, Bella sembra morta, perché li passa totalmente in silenzio. Questo scatena Edward che si sente il responsabile (come al solito).
Bella però si risveglia, sorprendentemente capace di controllare la sua sete, e di stare a contatto con gli umani.
Charlie infatti, capisce che bella fa parte di una famiglia soprannaturale, ma non può fare nulla. La trasformazione di Bells e la nascita di Nessie,
scatenano l’ira dei Volturi, che decidono di arrivare entro un mese a Forks. Bella scopre la sua capacità nascosta,
cioè quella di creare uno scudo protettivo che potrebbe eventualmente estendere ad altri.
Questo grazie all’aiuto di altri vampiri con poteri aggiuntivi. Alice e Jasper, partono alla ricerca di altri vampiri nel sud america, per combattere i Volturi.
Alec e Jane giungono a Forks, ma grazie alla capacità di Bella di creare uno scudo, non arrivano a utilizzare i loro poteri extra.
Ma non rinunciano a combattere, si ritrovano contro un esercito di vampiri e di licantropi (uniti per quell’occasione) e quindi decidono di rinunciare a uccidere i nuovi arrivati. Chiamano Aro Caius e Marcus. L’arrivo dei 3 Volturi coincide con l’arrivo di Alice e Jasper, tornati dal sud america,
dove trovano le prove che Nessie non sia pericolosa per l’incolumità dei vampiri.Aro decide dunque di lasciar perdere e di tornare a Volterra, assieme agli altri.
Il problema è che non si sa se Rosalie torna dalla battaglia con i Volturi o muore.
Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella, con lei che tenta di ricordarsi a sua vita da umana attraverso Edward,
e si rende conto che lui è quello che ha sempre amato. Inoltre si dice anche che Jacob sopserà Nassie, la figlia di Edward e Bella.
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IL SECONDO CAPITOLO DI BREAKIN DAWN.
 

«Mi manchi già»
«Non devo andare per forza...posso restare»
«Hmm»
Ci fu silenzio per un po’, solo il battito del mio cuore martellava, il ritmo spezzato del nostro respiro irregolare, e il sospiro delle nostre bocche che si muovevano in sincronia.
Qualche volta era così facile dimenticare che stessi baciando un vampiro. Non perché lui sembrava comune o ordinario -non avrei mai potuto dimenticare per un secondo che stessi tenendo qualcuno più angelo che umano tra mie braccia- ma perché lui faceva sembrare quasi niente che avesse le sue labbra attaccate alle mie, alla mia faccia, alla mia gola. Disse che era passata da molto la tentazione provocata dal mio sangue su di lui, che l'idea di perdermi lo avrebbe curato da ogni desiderio per ciò. Ma sapevo che l'odore del mio sangue causava in lui dolore- e bruciava ancora la sua gola come se stesse inalando delle fiamme.
Ho aperto gli occhi ed ho visto che anche i suoi erano aperti e mi guardavano anche. Non aveva senso quando mi guardava in quel modo. Come se io fossi il premio piuttosto che la fortunata vincitrice oltraggiosa.
I nostri sguardi si catturarono a vicenda; i suoi occhi dorati erano cosi profondi che immaginavo potessi vedere la sua anima. Sembrava veramente sciocco che ciò- l'esistenza della sua anima - fosse mai stato in questione, anche se lui era un vampiro. Aveva la più bella anima, più bella della sua brillante mente o della sua incomparabile faccia o del suo glorioso corpo. Mi guardò come se vedesse la mia anima, e come se gli piacesse ciò che guardava.
Però non riusciva a vedere nella mia mente, come guardava in quella di tutti gli altri. Chi lo sa perché- qualche cosa nel mio cervello lo rendesse immune a tutte le cose straordinarie e pericolose che gli immortali potevano fare. (Solamente la mia mente era immune, il mio corpo era ancora soggetto ai vampiri con abilità che funzionavano in altri modi di quelle di Edward).
Ma ero seriamente grata a qualsiasi mal funzione che teneva i miei pensieri segreti. Era troppo imbarazzante  considerare l'alternativa.
Tirai il suo volto verso il mio, di nuovo.
«Resto» mormorò un istante dopo.
«No. E' il tuo addio al celibato. Devi andarci».
Dissi quelle parole, ma le dita della mia mano destra si intrecciavano nei suoi capelli bronzei, quella sinistra pressava più duramente contro i suoi reni. Le sue fredde mani mi accarezzavano il volto.
«Gli addii al celibato sono adatti a quelli che sono tristi nel vedere il trascorrere dei loro singoli giorni. Non potrei essere più entusiasta di avere i miei dietro di me. Perciò non c'è motivo».
«Vero»,respirai contro la fredda pelle della sua gola.
Era quasi il mio posto felice. Ovviamente Charlie dormiva nella sua camera, il che andava bene quasi come essere soli. Eravamo rannicchiati sul mio piccolo letto, tanto attorcigliati quanto possibile, considerano il pesante afgano in cui ero avvolta come un bozzolo. Odiavo il bisogno della coperta, ma in qualche modo rovinava il rapporto romantico quando i miei denti cominciavano a battere. Charlie se ne sarebbe accorto se io sentivo caldo in agosto...
Almeno, se dovevo essere legata, la camicia di Edward stava sul pavimento. Non mi sono mai ripresa dallo shock di come fosse perfetto il suo corpo- bianco, freddo e pulito come il marmo. Facevo scorrere le mie mani sul suo petto di pietra proprio in quell'istante, tracciando sui suoi lisci piani dello stomaco, così meravigliosi. Un leggero brivido gli passò attraverso, e la sua bocca trovò la mia di nuovo. Attentamente, feci toccare la punta della mia lingua contro la sua bocca liscia come il ghiaccio, e sospirò. Il suo dolce respiro- freddo e delizioso -strisciò il mio volto. Iniziò ad allontanarsi- la sua risposta automatica quando pensava che le cose stessero andando troppo veloci, la sua reazione di riflesso quando voleva continuare ad andare. Edward aveva trascorso la maggior parte della sua vita a rifiutare qualsiasi gesto di gratificazione fisica. Sapevo che era terrificante per lui cercare di cambiare queste abitudini, ora.
«Aspetta»,dissi, prendendo le sue spalle e avvicinandomi dolcemente a lui, sempre più vicina. Avvicinai una gamba alla sua vita. «Sbagliando s'impara».
Lui rise. «Bè, allora dovremmo essere abbastanza vicini alla perfezione a questo punto, giusto? Hai per caso dormito nell'ultimo mese?»
«Ma questa è la prova generale»,gli ricordai,«Ed abbiamo provato solo alcune scene. Non è il momento di giocare sul sicuro?»
Pensavo che avrebbe riso, ma non rispose, e il suo corpo era inerte con improvvisa tensione. L'oro nei suoi occhi sembrava indurire da liquido a solido. Ripensavo alle mie parole, e realizzai cosa aveva sentito in esse.
«Bella...»,sospirò.
«Non ricominciare»,dissi. «Un patto è un patto».
«Non lo so. E' troppo difficile concentrarsi quando tu sei vicina a me come adesso. Non riesco a pensare efficacemente. Non riuscirò a controllarmi. Ti farai male».
«Starò bene».
«Bella...»
«Shh!». Appoggiai le mie labbra alle sue per fermare il suo attacco di panico. L'avevo sentito prima. Stava mantenendo il patto. Non dopo aver insistito che l’avrei sposato prima.
Mi baciò per un istante, ma potevo dire che non c'era dentro come prima. Preoccupante, sempre preoccupante. Come sarebbe stato diverso se non avesse dovuto più preoccuparsi di me? Cosa avrebbe fatto durante tutto il suo tempo libero? Avrebbe dovuto trovarsi un nuovo hobby.
«Come sono i tuoi piedi?»,chiese.
Sapendo che non intendeva ciò letteralmente, risposi: «Caldi e confortevoli».
«Vero? Nient'altro? Non è troppo tardi per cambiare idea».
«Stai cercando di lasciarmi?».
Rise. «Mi volevo solo rassicurare. Non voglio che tu faccia qualcosa di cui non ne sei sicura».
«Ne sono sicura. Fino a che vivrò».
Lui esitò e mi chiedevo se lo avrei fatto sentire in imbarazzo di nuovo.
«Ci riesci?»,chiese con pazienza. «Non intendo il matrimonio -e sono contento che tu sopravvivrai nonostante i tuoi rimorsi- ma dopo...che ne sarà di Renée, e di Charlie?».
Sospirai. «Mi mancheranno». Peggio, o mancherò a loro, ma non volevo stimolarlo.
«Angela,Ben,Jessica e Mike».
"Mi mancheranno anche i miei amici" sorrisi nell'oscurità. "Soprattutto Mike. Oh, Mike! Come potrò andare avanti?».
Ruggì.
Risi ma poi divenni seria. «Edward, lo abbiamo superato e superato. So che sarà dura, ma è ciò che voglio. Voglio te, e ti voglio per sempre. Una vita intera non è abbastanza per me».
«Bloccata per sempre a diciotto anni»,sospirò.
«Il sogno di ogni donna si avvera»,beffeggiai.
«Niente cambiamenti...».
«Che significa?».
Chiese lentamente. «Ricordi quando abbiamo detto a Charlie che ci stavamo per sposare? E pensava che tu fossi...incinta?».
«E pensava di spararti»,immaginai con una risata. «Ammettilo -per un secondo ha considerato l'idea».
Non rispose.
«Cosa, Edward?».
«Vorrei solo...bè, vorrei che tutto fosse ok».
«Già»,sospirai.
«In più c'era qualche posto in cui sarebbe potuto stare. Avevamo quel tipo di potenziale. Odio sottrarti ciò da te».
Mi ci volle un minuto. «So cosa faccio».
«Come puoi saperlo,Bella? Guarda mia madre,mia sorella. Non è così facile un sacrificio come immagini».
«Esme e Rosalie se la cavano bene. Se poi diventerà un problema, potremmo fare ciò che ha fatto Esme...un'adozione».
Sospirò,e poi la sua voce fu feroce. «Non è giusto! Non voglio che tu debba fare sacrifici per me. Voglio darti cose, non sottrartele. Non voglio rubare il tuo futuro. Se fossi umano...».
Appoggiai la mia mano sopra le sue labbra. «Tu sei il mio futuro. Ora basta. Non essere più depresso o chiamerò i tuoi fratelli per venirti a prendere. Forse hai bisogno di un addio al celibato».
«Mi dispiace. Sono depresso,vero. Devono essere i nervi».
«I tuoi piedi sono freddi?».
«Non in quel senso. Aspetto da tanto tempo di sposarti,signorina Swan. La cerimonia del matrimonio è l'unica cosa che non so aspettare...». Si fermò. «Oh,per tutti i santi!».
«Che c'è?»,chiesi.
Serrò i denti. «Non devi chiamare i miei fratelli. Davvero,Emmett e Jasper non mi faranno ritirare questa notte».
Lo afferrai più vicino per un secondo e poi lo rilasciai. Non stavo pregando per vincere un tiro alla fune con Emmett. «Divertiti».
Ci fu un urlo dalla finestra -qualcuno stava volutamente raschiando le proprie unghia argentee lungo il vetro per fare un orribile rumore che ti faceva accapponare la pelle. Rabbrividii.
"Se non fai uscire Edward" Emmett - ancora invisibile nella notte - sibilò minacciosamente,«lo seguiremo!».
«Và»,risi. «Prima che irrompano in casa mia».
Edward roteò gli occhi, ma si rimise in piedi in un istante e prese la sua camicia. Si avvicinò e mi diede un bacio sulla fronte.
«Vai a dormire. Avrai un grande giorno domani».
«Grazie! Questo mi aiuterà di certo a calmarmi»
«Ci vedremo all'altare».
«Sarò quella in bianco»,sorrisi a come sembravo così perfettamente apatica.
Rise e disse. «Molto convincente»,e poi improvvisamente si accovacciò, i suoi muscoli si muovevano come una molla. Svanì - lanciandosi fuori dalla mia finestra troppo velocemente perché i miei occhi lo seguissero.
Fuori, ci fu un attutito rumore, e sentii Emmett imprecare.
«Fareste meglio a non fargli far tardi»,mormorai,sapendo che potevano sentirmi.
E poi il volto di Jasper stava scrutando nella mia finestra e i suoi capelli argentei nella debole luce della luna si intravedevano attraverso le nuvole.
«Non preoccuparti, Bella. Lo porteremo a casa in tempo».
Ero improvvisamente molto calma, e i miei rimorsi sembravano banali. Jasper era, a modo suo, tanto talentuoso quanto Alice con le sue accurate predizioni. Il mezzo di Jasper erano gli umori piuttosto che il futuro, ed era impossibile non provare ciò che voleva che tu provassi.
Mi sedetti goffamente, ancora annodata nella mia coperta. «Jasper? Cosa fanno i vampiri agli addii al celibato? Non lo porterai in uno strip club, vero?».
«Non dirle niente!»ruggì da sotto Emmett. Ci su un altro rumore, e Edward rise tranquillamente. «Rilassati»,mi disse Jasper- e lo feci. «Noi Cullen abbiamo la nostra versione. Solo un po’ di montagne di leoni, un paio di grizzly. Piuttosto una serata molto insolita»
Mi chiedevo se sarei mai stata capace di sembrare così cavaliera nella dieta "vegetariana" dei vampiri.
«Grazie, Jasper».
Strizzò l'occhio e sparì dalla vista.
C'era completamente silenzio là fuori. Il russare imbavagliato di Charlie erano udibili dai muri.
Giacqui contro il mio cuscino, addormentandomi. Guardai i muri della mia piccola stanza, bianchi al chiaro di luna, da sotto le mie pesanti palpebre.
La mia ultima notte nella mia camera. La mia ultima notte come Isabella Swan. La notte successiva, sarei stata Bella Cullen. Sebbene tutta la questione del matrimonio fosse una spina nel mio fianco, dovetti ammettere che mi piaceva.
Lasciai vagare oziosamente la mia testa per un istante, aspettando che il sonno mi prendesse. Ma, dopo un paio minuti, mi ritrovai più sveglia, agitandomi sul mio stomaco, girandomi in posizioni non confortevoli. Il letto sembrava molto soffice, troppo caldo senza Edward dentro. Jasper era oramai andato, e tutte le emozioni rilassanti e belle erano andate con lui.
Stava per essere un lungo giorno domani.
Ero consapevole che la maggior parte delle mie paure fossero sciocche - mi dovevo solamente riprendere. L'attenzione era una parte inevitabile della vita. Non potevo sempre mescolarla con lo scenario. Comunque avevo alcune specifiche preoccupazioni che erano completamente valide. Prima di tutto c'era lo strascico del vestito da sposa. Alice aveva fatto dominare il suo senso artistico su ciò. Sembrava impossibile fare manovra sulle scale dei Cullen sui tacchi. Avrei dovuto esercitarmi.
E poi c'era la lista degli invitati.
La famiglia di Tanya, il clan Denali, sarebbero arrivati in qualsiasi momento prima della cerimonia.
Sarebbe stato veramente toccante avere la famiglia di Tanya nella stessa stanza con gli invitati dalla parte dei Quileute, il padre di Jacob e i Clearwater. I Denali non erano ottimi amici con i lupi mannari. Di fatti, la sorella di Tanya, Irina, non sarebbe venuta per niente al matrimonio. Nutriva ancora vendetta per i lupi mannari che hanno ucciso il suo amico Laurent (proprio mentre stava per uccidere me). Grazie a quei rancori, i Denali avevano abbandonato la famiglia di Edward nel peggior momento del bisogno. Era stata la improbabile alleanza con i lupi Quileute che avevano salvato tutte le nostre vite quando il branco di vampiri neonati aveva attaccato...
Edward mi aveva promesso che non sarebbe stato pericoloso avere i Denali accanto ai Quileute. Tanya e tutta la sua famiglia - tranne Irina - si sentiva terribilmente in colpa per quell'abbandono. Un armistizio con i lupi mannari era un piccolo prezzo per ricompensare del debito, un prezzo che si stavano preparando a pagare.
E quello era il grosso problema, ma c'era anche un piccolo problema: la mia fragile autostima.
Non aveva mai vita Tanya prima, ma ero sicura che incontrandola sarebbe stata un'esperienza gradevole per me stessa. Tanto tempo fa, prima che io nacqui probabilmente, aveva fatto il suo gioco su Edward - non che io incolpassi lei o qualcun'altro perché lo voleva. E in più sarebbe stata almeno bellissima e alquanto magnifica. Sebbene Edward chiaramente - e inconcepibilmente - preferisse me, non sarei stata capace di aiutarlo a fare confronti.
Avevo brontolato per un po’ fino a che Edward, che conosceva la mia debolezza, mi fece sentire colpevole.
«Siamo le cose più vicini che loro hanno per famiglia, Bella»,mi ricordò. «Si sentono ancora orfani, sai, anche dopo tutto questo tempo».
Così mi concessi, nascondendo il mio cipiglio.
Tanya aveva una grande famiglia ora, quasi grande come quella dei Cullen. Ce n'erano cinque; Tanya, Kate e Irina si erano unite a Carmen e Eleazar quasi nello stesso modo in cui i Cullen si unirono con Alice e Jasper, tutti loro uniti dal desiderio di vivere in modo più compassionevole rispetto ai normali vampiri.
Per tutta la compagnia, però, Tanya e le sue sorelle erano ancora sole. Ancora in lutto. Perché un tempo fa, avevano anche una madre.
Potevo immaginare il vuoto che la perdita aveva lasciato, anche dopo mille anni; cercavo di visualizzare la famiglia Cullen senza la sua guida, il suo centro - loro padre, Carlisle. Non riuscivo a vederlo.
Carlisle aveva spiegato la storia di Tanya durante una di quelle notti in cui stavo nella casa dei Cullen, apprendendo più di quanto potessi, preparandomi più di quanto possibile fosse per il futuro che avevo scelto. La storia della madre di Tanya era una tra tutte, un racconto ammonitore che illustrava proprio una delle regole che mi sarebbero servite per informarmi di quando mi sarei unita al mondo degli immortali. Soltanto una regola, veramente - una legge che si spezzava in migliaia di pezzi diversi: tenere il segreto.
Tenere il segreto significava molte cose - vivere in modo poco appariscente come i Cullen, muoversi prima che gli umani potessero aspettarsi che stiano agendo. O tenersi alla larga dagli umani insieme -tranne durante l'ora dei pasti- nel modo in cui i nomadi come James e Victoria avevano vissuto; nel modo in cui gli amici di Jasper, Peter e Charlotte, continuavano a vivere. Significava controllare qualsiasi nuovi vampiri che tu avevi creato, come Jasper aveva fatto quando viveva con Maria. Come Victoria aveva fallito nel fare con i suoi neonati.
E non significava creare altre cose nel posto iniziale, perché alcune creazioni erano incontrollabili.
«Non so il nome della madre di Tanya»,ammise Carlisle, i suoi occhi dorati, quasi la stessa tonalità dei suoi capelli biondi, triste nel ricordare il dolore di Tanya. «Non parlano mai di lei se possono evitarlo,non pensano mai a lei"
"La donna che creò Tanya, Kate e Irina - che li amavano, credo - visse molti anni prima che io nacqui, durante un tempo di peste nel nostro mondo, la peste dei bambini immortali».
«Quello che stavano pensando, quelli antichi, non posso capirlo. Crearono i vampiri senza gli umani che erano quasi di più degli infanti».
Mi veniva da vomitare mentre immaginavo quello che descriveva.
«Erano così belli»,spiegò Carlisle velocemente, vedendo la mia reazione. «Così affettuosi, così incantevoli che non puoi immaginare. Bastava stare accanto a loro per amarli, era una cosa automatica».
«Comunque,non potevano saperlo. Erano bloccati a qualsiasi livello di sviluppo che avevano ottenuto prima di essere morsi. Quegli adorabili bambini con le fossette che potevano distruggere metà villaggio con solo uno dei loro scatti d'ira. Se avevano fare, si nutrivano, a nessun avvertimento poteva trattenerli. Gli umani li videro, le storie circolavano, e la paura spruzzava come fuoco in un pennello secco...
«La madre di Tanya creò un bambino del genere. Come per gli altri antenati, non riesco a capire i suoi motivi»,fece un respiro profondo e regolare. «Vennero coinvolti i Volturi, naturalmente».
Rabbrividii come facevo sempre non appena sentivo quel nome, ma di certo la legione dei vampiri Italiani -appartenenti alla famiglia reale- era il centro della storia. Non ci poteva essere una legge dove se non ci fosse una punizione; non ci sarebbe stato un castigo se non ci fosse nessuno da eseguirlo. Gli antenati Aro, Caius e Marcus governarono le forze dei Volturi; li incontrai solo una volta, ma in quel breve incontro, mi sembrò che Aro, con il suo potente dono di leggere nella mente -con un tocco poteva sapere ogni pensiero che una mente aveva conservato- fosse il vero capo.
«I Volturi hanno studiato i bambini immortali, nella casa a Volterra e in ogni parte del mondo. Caius decise che quei giovani erano incapaci di proteggere il nostro segreto. E così dovevano essere eliminati».
«Ti ho detto che erano amabili. Beh, la società lottò fino all'ultimo uomo - erano completamente decimati - per proteggerli. Il massacro non fu tanto popolare quanto le guerre del sud in questo continente, ma più devastante a suo modo. Le società che duravano più a lungo, le vecchie tradizioni, gli amici...molto era perduto. Alla fine, le abitudini furono completamente eliminate. I bambini immortali divennero innominabili, un tabù»,disse.
«Quando vivevo con i Volturi, conobbi due bambini immortali, così so di prima mano l'appello che ebbero. Aro studiò quelli piccoli per molti anni dopo e la catastrofe che avevano causato finì. Sai la sua curiosa disposizione; era speranzoso che potessero essere domati. Ma alla fine la decisione fu unanime; i bambini immortali non dovevano esistere».
Avevo dimenticato tutto tranne la madre delle sorelle Denali quando la storia ritornò a lei.
«Non è chiaro cosa è successo con la madre di Tanya»,disse Carlisle. «Tanya, Kate, e Irina non ricordavano interamente fino al giorno in cui i Volturi arrivarono per loro, la loro madre e la sua illegale creazione furono già loro prigionieri. Fu l'ignoranza a salvare le vite di Tanya e delle sue sorelle. Aro le toccò e vide la loro totale innocenza, così loro non furono punite insieme alla madre.
«Nessuna di loro aveva mai visto un ragazzo prima, o sognato la sua esistenza, fino al giorno in cui lo videro ardere tra le braccia della loro madre. Posso solo immaginare che la loro madre avesse tenuto il suo segreto per proteggerle da quel preciso risultato. Ma perché lo aveva creato prima di tutto? Chi era, e cosa significava per lei che le avrebbe fatto attraversare le più inattraversabili linee? Tanya e gli altri non ricevettero mai una risposta a nessuna delle loro domande. Ma non poteva dubitare della colpevolezza della loro madre, e non penso che l'abbiano mai perdonata veramente.
«Anche se Aro avesse rassicurato che Tanya, Kate e Irina erano innocenti, Caius voleva bruciarle. Colpevoli per associazione. Erano fortunate che Aro si sentisse misericordioso quel giorno. Tanya e le sue sorelle furono perdonate, ma lasciate con cuori infranti e un sano rispetto per la legge...»
Non so sicura dove esattamente il ricordo diventò un sogno. In un momento sembrò che stessi ascoltando Carlisle nella mia memoria, guardando la sua espressione, e poi un momento dopo stavo guardando ad un campo grigio infertile e sentendo l'odore spesso dell'incenso bruciato nell'aria. Non ero sola.
L'ammasso delle figure al centro del campo, tutte coperte in mantelli impolverati, mi avrebbero dovuto spaventare -potevano essere solo Volturi, ed io ero, nonostante ciò che avevano decretato nel loro ultimo incontro, ancora umana. Ma lo sapevo, come a volte facevo nei sogni, che ero invisibile a loro.
Sparsi intorno a me, c'erano ammassi di fumo. Riconobbi la dolcezza nell'aria e non esaminai il cumulo troppo vicino. Non desideravo vedere i volti dei vampiri che avevano giustiziato, quasi spaventata che avrei potuto riconoscere qualcuno nelle pire combustionate.
I soldati Volturi stavano in un cerchio intorno a qualcosa o a qualcuno, e sentivo le loro voci sussurranti che si agitavano sempre di più. Mi avvicinai di più ai mantelli, costretta dal sogno a vedere qualsiasi cosa o persona che stavano esaminando con molta intensità. Strisciando attentamente tra due delle grandi coperte, finalmente vidi l'oggetto del loro dibattito, sollevato su un poggio sopra di loro.
Era bello, adorabile, proprio come Carlisle aveva descritto. Il ragazzo era calmo, forse aveva due anni. I ricci di un marrone chiaro delineavano il suo volto cherubino con le sue guance rotonde e labbra piene. E stava tremando, i suoi occhi chiusi come se fosse troppo impaurito da guardare la morte che si faceva sempre più vicina ogni secondo.
Mi venne subito il terribile desiderio di salvare quell'adorabile e terrorizzato bambino che ai Volturi, nonostante tutta la loro devastante minaccia, non importava più niente di me. Passai accanto loro con forza, non preoccupandomi se mi avevano visto. Corsi verso il ragazzo, fuggendo da loro.
Vidi chiaramente il poggio su cui era seduto. Non era terra e neanche roccia, ma una pila di corpi umani, disidratati e senza vita. Troppo tardi non per vedere quei volti. Li conoscevo tutti - Angela, Ben, Jessica, Mike...e direttamente sotto quell'adorabile ragazzo c'erano i corpi di mio padre e di mia madre.
Il bambino aprì i suoi occhi lucenti e pieni di sangue.

 
 
 
ECCO COSA FARA' JACOB...

 

Jacob riceve notizie sul ritorno dei Cullen, mentre Carlisle racconta a Charlie che Bella non può vedere nessuno perché ha contratto una rara malattia in Sud America ed è in quarantena. Jacob pensa che in realtà Bella sia stata morsa e trasformata, e si arrabbia quando Sam dichiara che in quel caso non ci sarebero state ritorsioni come invece previsto dal patto. Di conseguenza Jacob decide che il branco non reagirà alla rottura del, lui avrebbe attaccato i Cullen da solo. Giunto però a casa loro, apprende che Bella si è opposta a diventare una vampira durante la gravidanza, anche se questa nuoce alla sua stessa salute. Al ritorno di Jacob alla riserva di LaPush, egli informa il branco del bambino di Bella, ciò è causa di paura e rabbia tra di loro per una creatura sconosciuta che avrebbe potuto non essere capace di controllare i suoi appetiti una volta nata. Sam comanda di eliminare Bella e suo figlio. Jacob sente che non è il miglior modo per risolvere il problema e in rivolta rivendica il suo diritto ereditario di comandante e lascia il gruppo di Sam. Seth and Leah Clearwater seguono Jacob scoprendo che il pensiero comune si divide nei due gruppi e nessuno può più ascoltare i pensieri dell’altro gruppo e viceversa. Esme li cura come se fossero suoi figli con cibo e vestiti,vedendo come i loro abiti si distruggono così di sovente. Mentre i licantropi trascorrono il tempo insieme Jacob e Leah imparano a tollerarsi l’uno con l’altro. Il bambino continua a crescere e la salute di Bella peggiora,il suo stomaco viene schiacciato in varie parti a causa del movimento del bambino, le costole incominciano a fratturarsi lungo il suo bacino e diventando sempre più pallida. Il suo corpo umano incomincia a rigettare il cibo e Jacob sarcasticamente pensa che la “creatura” aspetti il sangue, Edward ascolta questo pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano di donatori. Con sorpresa di Bella l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e la rimettono subito in sesto. Jacob si tormenta per i suoi sentimenti verso Bella,ogni volta che lei lo vede è molto felice e ciò confonde Jacob. Pima di tutto Jacob dice a Leah che non vuole che i suoi sentimenti per Bella svaniscano ma che probabilmente le cose potrebbero diventare troppo difficili per lui da gestire. Jacob prova ad avere l’imprintig con tutte le ragazze che vede ma non succede nulla. Bella dà alla luce sua figlia ed è vicina alla morte, ed Edward non vede altra soluzione che morderla in diverse parti del corpo. Insieme a Jacob le pratica il massaggio cardiaco per provare a mantenere il battito. Jacob credendo che Bella sia morta, cerca di trovare la bambina, che ritiene responsabile dell’accaduto, ma quando guarda negli occhi subisce l’imprinting.

 

  IL TERZO CAPITOLO DI BREAKIN DAWN.

I miei occhi si spalancarono.
Giacevo rabbrividendo e ansimando nel mio caldo letto da molti minuti, cercando di dimenticarmi del sogno. Il cielo fuori la mia finestra era diventato grigio e poi di un rosa pallido mentre aspettavo che il mio cuore si calmasse.
Quando tornai completamente alla realtà della mia disordinata e familiare camera, ero irritata con me stessa. Che sogno avevo fatto la notte prima del mio matrimonio! Ecco quello che è successo solo per essere ossessionata sulle storie nel mezzo della notte.
Desiderosa di scrollarmi di dosso quell'incubo, mi vestii e andai in cucina prima del dovuto. Prima di tutto pulii le stanze già pulite, e poi quando Charlie fu sveglio gli preparai dei pancakes. Ero troppo agitata da avere qualche interesse nel fare colazione - mi sedetti sulla sedia mentre lui mangiava.
"Dovrai andare a prendere il signor Weber alle tre precise" gli ricordai.
"Non devo fare molto oggi se non andare a prendere il ministro, Bells. E' improbabile che dimentichi il mio lavoro" Charlie si era preso un giorno intero per il matrimonio, e non aveva impegni. Ogni tanto, i suoi occhi scintillavano furtivamente all'armadio sotto le scale, dove teneva l'attrezzatura per la pesca.
"Quello non è il tuo lavoro. Devi anche vestirti ed essere presentabile"
Guardò storto nella sua tazza dei cereali e bofonchiò le parole "vestito da scimmia" sotto il suo respiro.
Ci fu un fugare ticchettio alla porta.
"Pensi che te la passerai male" dissi, sorridendo mentre mi alzavo. "Alice lavorerà su di me per tutto il giorno."
Charlie annuì pensosamente, ammettendo che non aveva avuto la minor esperienza. Mi abbassai per baciare la sua fronte mentre passavo - lui arrossì e deglutì - e poi continuai ad andare verso la porta per la mia migliore ragazza e presto sorella.
I capelli corti e neri di Alice non erano spinosi come sempre - c'erano dei piccoli riccioli intorno alla sua faccia da elfo, che le dava l'aria da donna d'affari. Mi trascinò via dalla casa con un "Hey, Charlie" che richiamò fino all'altra parte della stanza.
Alice continuava ad apprezzarmi mentre andavo nella sua Porsche.
"Oh, diavolo, guarda i tuoi occhi!" esclamò come un rimprovero. "Cosa hai fatto? Sei stata sveglia tutta la notte?"
"Quasi"
Mi guardò in cagnesco. "Mi sono solo concessa un pò di tempo per farti magnifica, Bella - tu dovresti prenderti cura della mia materia prima"
"Nessuno si aspetta che io sia magnifica. Penso che il problema maggiore sia che potrei addormentarmi durante la cerimonia e non riuscire a dire lo voglio durante la parte giusta, e così Edward scapperà"
Risi. "Ti tirerò il mio bouquet quando sarà vicino"
"Grazie"
"Al meno avrai un pò di tempo per dormire sull'aereo domani"
Alzai un sopracciglio. Domani, rimuginai. Se fossimo usciti domani sera dopo il ricevimento, e saremmo ancora sull'aereo domani...beh, non staremmo andando a Boise, Idaho. Edward non aveva fatto un accesso. Io non ero troppo troppo stressata per il mistero, ma era strano non sapere dove avrei dormito la notte seguente. O speranzosamente non avrei dormito...
Alice realizzò che aveva dato qualcosa via, e aggrottò le sopracciglia.
"I tuoi bagagli sono pronto" disse per distrarmi.
Funzionava. "Alice, avrei voluto che tu mi lasciassi impacchettare le mie cose!"
"Ci sarebbe voluto troppo"
"E ti avrei tolto un'opportunità per fare compere"
"Tu sarai la mia sorella ufficiale in meno di dieci ore...è tempo di risolvere questa avversione sui nuovi vestiti"
Guardai barcollando fuori il parabrezza fino a quando noi non stavamo a casa.
"E' già tornato?" chiesi.
"Non ti preoccupare, starà qui prima che la musica inizi. Ma non devi vederlo, non importa quando torna. Lo faremo al modo tradizionale.
Grugnii. "Tradizionale!"
"Ok, a parte la sposa e lo sposo"
"Lo sai che già mi ha vista"
"Oh no...ecco perché sono l'unica che ti ha visto con il vestito. Sono stata molto attenta a non pensarci quando lui era nei paragi"
"Beh" dissi, mentre entravamo nel viale. "Vedo che hai dovuto riutilizzare le decorazioni della tua laurea." Tre miglia di guida erano ancora una volta centinai di migliaia di luci scintillanti. Questa volta, aveva aggiunto dei fiocchetti di raso.
"Non sprecare, non sarai bisognoso. Divertiti, perché non vedrai le decorazioni interne fino a che non sarà ora." Entrò nel garage cavernoso a nord della casa, la grossa Jeep di Emmett non c'era ancora.
"Da quando alla sposa non è permesso vedere le decorazioni?" protestai.
"Da quando mi ci hanno incaricato. Voglio che tu abbia l'effetto totale mentre scendi le scale"
Batté le mani sopra i miei occhi prima che mi lasciasse andare in cucina. Fui immediatamente assalita dal profumo.
"Cosa è quello?" mi chiesi mentre lei mi guidava dentro la casa.
"E' troppo?" la voce di Alice era improvvisamente preoccupata. "Sei la prima umana qui, spero che ti vada bene"
"E' favoloso" la rassicurai - quasi intossicandola, ma non travolgendola tutta, l'equilibro delle diverse fragranze era sottile e pulito. "Fiori d'arancio...lillà...e qualcos'altro - giusto?"
"Molto bene, Bella. Hai solo dimenticato la fresia e le rose"
Non vide i miei occhi fino a quando non eravamo nel suo grande bagno. Guardai il lungo sportello, riempito con tutti gli attrezzi di un salone di bellezza, e cominciai a sentire la mia notte senza sonno.
"E' proprio necessario? Sarò semplice accanto a lui, non importa cosa"
Mi fece sedere su una sedia rosa. "Nessuno oserà vederti semplice quando avrò finito con te"
"Solo perché hanno paura che tu succhierai il loro sangue" mormorai. Mi tirai indietro dalla sedia e chiusi i miei occhi, sperando di poter addomentarmici. Feci la dormisveglia per un pò mentre copriva e puliva ogni macchia del mio corpo.
Fu dopo pranzo quando Rosalie passò accanto alla porta del bagno con addosso una vestaglia di un argento brillante con i suoi capelli dorati raccolti in una corona leggere sopra la testa. Era così bella che mi fece quasi piangere. Quale era il punto per vestirsi bene con Rosalie intorno?
"Sono tornati" disse Rosali, e immediatamente il mio attacco infantile di disperazione passò. Edward era a casa.
"Tienilo lontano da qui!"
"Non ti contrarierà oggi" la rassicurò Rosalie. "Valuta troppo la sua vita. Esme deve fare loro finire le cose. Vuoi un aiuto? Posso farle i capelli"
La mia mascella si spalancò. Continuavo a muovermi sulla mia testa, cercando di ricordare come chiuderla.
Non ero mai stato la persona preferita di Rosalie. Perciò, rendendo le cose più difficili tra di noi, era personalmente offesa dalla scelta che avevo fatto. Sebbene avesse la sua impossibile bellezza, la sua amabile famiglia, e un'anima gemella come Emmett, avrebbe dato via tutto ciò per essere umana. Ed ecco che io gettavo via tutto ciò che lei voleva dalla vita come se fosse spazzatura. Ciò non mi fece prendere in simpatica da lei.
"Sicuro" disse Alice agevolmente. "Puoi cominciare a fare la treccia. La voglia intricata. Il velo va qui, sotto." Le sue mani cominciarono a setacciare i miei capelli, movendoli, girandoli, facendo mostrare cosa voleva esattamente. Quando ebbe finito, le mani di Rosalie presero il posto delle sue, movendo i miei capelli con un tocco leggero. Alice si voltò.
Una volta che Rosalie ebbe ricevuto la lode di Alice per i miei capelli, fu mandata a recuperare il mio vestito e poi a cercare Jasper, a cui era stato dato l'incarico di andare a prendere mia madre e suo marito, Phil, dal loro hotel. Giù per le scale, riuscivo quasi a sentire la porta aprirsi e chiudersi. Le voci cominciarono a fluttuare verso di noi.
Alice mi fece stare alzare così che potesse muovere il vestito lentamente dai miei capelli e il trucco. Le mie ginocchia si muovevano così malamente mentre lei fissava la lunga linea di bottoni di perla sopra la mia schiena che il raso tremava in piccole increspature per il pavimento.
"Respiri profondi, Bella" disse Alice. "E cerca di rallentare il battito del tuo cuore, altrimenti comincerai a sudare tutta"
Le diedi la miglior espressione sarcastica che avessi potuto fare. "Me ne occuperò subito."
"Mi devo vestire, ora. Puoi stare ferma per due minuti?"
"Uhm...forse?"
Fece roteare i suoi occhi e sfrecciò fuori la porta.
Mi concentrai sul mio respiro, contando ogni movimento dei miei polmoni, e guardai i disegni che la luce del bagno faceva sul tessuto splendente della mia gonna. Temevo di guardarmi nello specchio - temevo che l'immagine di me stessa nell'abito da sposa mi avrebbe mandato oltre il limite in un attacco di panico in piena scala.
Alice era tornata prima che avessi fatto duecento respiri, in un abito che scendeva giù il suo corpo magro come una cascata argentea.
"Alice...wow"
"Non è niente. Nessuno mi guarderà oggi. Non mentre tu sei nella sala..."
"Ah, ah"
"Ora, riesci a controllarti, o devo portare Jasper di sopra qui?"
"Sono tornati? C'è mia madre?"
"E' appena entrata. Sta per arrivare su"
Renée era arrivata due giorni prima, ed avevo trascorso ogni singolo minuto che potevo con lei - ogni minuto in cui potevo staccarla da Esme e le decorazioni, in altre parole. Per quel che potevo dire, si stava divertendo di più con ciò di un bambino che entra di nascosto a Disneyland durante la notte. In un certo modo, mi sentivo quasi presa in giro quanto Charlie. Tutto ciò distruggeva il terrore sopra la sua reazione...
"Oh, Bella!" urlò, entusiasta prima che stesse in fondo alla porta. "Oh, tesoro, sei bellissima! Sto per piangere! Alice, sei favolosa! Tu ed Esme dovreste mettere su un'agenzia per matrimoni. Dove avete trovato questo vestito? E' favoloso. Così grazioso, così elegante. Bella, sembri essere uscita da uno dei film ispirati a Jane Austen" la voce di mia madre sembrava un pò distante, e tutto ciò nella stanza era leggermente offuscato. "Proprio un'ottima idea, disegnare il tema intorno all'anello di Bella. Così romantico! E pensare che è stato nella famiglia di Edward da 1800 anni!"
Alice ed io ci scambiammo un breve sguardo di cospirazione. Mia madre vestiva un vestito che sembrava appartenere al medioevo. Il matrimonio non era proprio centrato sull'anello, ma su Edward stesso.
Ci fu un forte e rauco raschiamento di gola nella porta. "Renée, Esme ha detto che è ora che tu vada disotto" disse Charlie.
"Beh, Charlie, non sembrare affascinante!" Renée disse in un tono che sembrava quasi scioccata. Quello spiegava la durezza della risposa di Charlie.
"Alice mi ha cercato"
"E' già ora veramente?" si disse Renée, sembrando tanto nervosa quanto me. "E' successo tutto velocemente. Mi gira la testa"
Questa ci ha fatto capire.
"Abbracciami prima di andare di sotto" insistette Renée. "Attenta ora, non strappare niente"
Mia madre mi strinse gentilmente intorno alla vita, poi si voltò verso la porta, solo per finire il suo giro e mi guardò di nuovo.
"Oh Dio, me ne stavo quasi per dimenticare! Charlie, dove è la scatola?"
Mio padre rovistò nelle sue tasche per un minuto e poi mostrò una piccola scatola bianca, che porse a Renée. Lei aprì il coperchio e me la diede.
"Qualcosa di blu" disse.
"Qualcosa di vecchio anche. Appartenevano a mia madre" aggiunse Charlie. "Abbiamo fatto sostituire le pietre con degli zaffiri"
Dentro la scatola c'erano due pettini pesante d'argento. I zaffiri di un blu scuro erano raggruppati fino a formare delle forme floreali ed intricate sopra i denti.
La mia gola si chiuse. "Mamma, papa...non avreste dovuto"
"Alice non ci avrebbe fatto fare nient'altro" disse Renée. "Ogni volta che ci provavamo, ha fatto tutto tranne prenderci per la gola"
Una sciocca risatina isterica scoppiò attraverso le mie labbra.
Alice avanzò e fece scivolare velocemente entrambi i pettini sui miei capelli sotto le mie spesse trecce. "E' qualcosa di vecchio e di blu" rifletté Alice, facendo un pò di passi indietro per ammirarmi. "E il tuo vestito e nuovo...così qui..."
Mi diede qualcosa. Io la presi automaticamente, e la sottile giarrettiera si posò sui palmi delle mie mani.
"E' mia e la voglio indietro" mi disse Alice.
Arrossii.
"Ecco" disse Alice con soddisfazione. "Un pò di colore...ecco tutto ciò di cui hai bisogno. Sei perfetta" con un leggero sorriso di auto-congratulazione, si voltò verso i miei genitori. "Renée, deve andare disotto"
"Si, signora" Renée mi lanciò un bacio e uscì di corsa dalla porta.
"Charlie, potrebbe prendere i fiori, per cortesia?"
Quando Charlie uscì dalla stanza, Alice prese la giarrettiera dalle mie mani e si abbassò sotto la mia gonna. Ansimai e vacillai mentre la sua mano fredda prendeva la mia caviglia, aggrappò la giarrettiera al suo posto.
Tornò sui suoi passi prima che Charlie tornò portando due bouquet bianchi schiumosi. L'odore delle rose, dei fiori d'arancio, della fresia si mischiarono in una leggera nebbiolina.
Rosalie - la miglior musicista nella famiglia insieme ad Edward - cominciò a suonare il piano disotto. Il canone di Pachelbel. Cominciai a iperventilarmi.
"Calma, Bells" disse Charlie. Si voltò verso Alice nervosamente. "Sembra un pò strana. Pensi che lo farà?"
La sua voce sembrava lontana. Non riuscivo a sentire le mie gambe.
"Farebbe meglio"
Alice stava proprio davanti a me, in punti di piedi per guardarmi meglio negli occhi, e afferrò la mia vita con le sue dure mani.
"Concentrati, Bella. Edward ti sta aspettando làggiù"
Feci un profondo respiro, ricomponendomi.
La canzone cambiò lentamente. Charlie mi incoraggiò. "Bells, ci tocca battere"
"Bella?" chiese Alice, continuando a fissarmi.
"Si" squittii. "Edward. Ok" mi feci trascinare via dalla stanza da lei, con Charlie che si aggrappava al mio braccio.
La musica era forte nella sala. Fluttuava su per le scale insieme con la fragranza di milioni di fiori. Mi concentrai sull'idea che Edward mi aspettava di sotto per farmi mettere i piedi avanti.
La musica era familiare. La marcia tradizionale di Wagner era circondata da tanti abbellimenti.
"Tocca a me" intervenne Alice. "Conta fino a cinque e seguimi" cominciò una graziosa e lenta danza giù per le scale. Avrei dovuto realizzare che avere Alice come mia unica damigella era un errore.
Subito una fanfara trillò attraverso la musica che cresceva. Capii cosa dovevo fare, la mia battuta.
"Non farmi cadere, papà" sospirai. Charlie mi prese sotto braccio e poi afferrò la mia mano con forza.
Un passo alla volta, mi dissi mentre cominciavamo a scendere a quel ritmo lento della marcia. Non alzai gli occhi fino a quando non eravamo sulla terra ferma, salvi, sebbene potessi sentire mormorii e sussurri della gente mentre mi lasciavo intravedere. Il sangue inondò le mie guance solo a sentire quel suono e potevo essere scambiata per una pianta. Non appena i miei piedi passarono accanto alle pericolose scale, lo cercai. Per un istante, mi distrassi dal profumo dei fiori d'arancio che erano appesi come ghirlande da tutto ciò che non era vivo nella stanza, che cadevano insieme a dei lunghi fili di ragnatele. Ma io strappai i miei occhi dalla tettoia in pergola e cercai lungo le file di sedie con drappi di raso - arrossendo di più mentre scrutai meglio la folla di volta tutti puntanti su di me - fino a che non lo trovai che stava prima di un arco coperto da molti fiori e molti fili di ragnatele.
Non ero del tutto conscia che Carlisle gli stava accanto e il padre di Angela stava dietro di loro entrambi. Non vedevo mia madre dove avrebbe dovuto sedersi proprio nelle file davanti, o la mia nuova famiglia, o altri invitati - avrebbero dovuto aspettare fino a dopo.
Tutto ciò che vedevo veramente era il volto di Edward; invase la mia visione e travolse la mia mente. I suoi occhi erano di un oro scottante ed eccessivo; la sua perfetta faccia era quasi seria con la profondità della sua emozione. E poi, non appena incrociò il mio sguardo timoroso, scoppiò in un sorriso mozzafiato di esultazione.
Improvvisamente, fu solo la pressione della mano di Charlie nella mia che mi trattenne dal correre via a capofitto lungo la navata.
La marcia era troppo lenta per farmi tenere al passo. Fortunatamente la navata era abbastanza corta. E poi, alla fine, alla fine, arrivai lì. Edward avvicinò la sua mano. Charlie prese la mia mano e, in un simbolo tanto vecchio quanto il mondo, la appoggiò su quella di Edward. Toccai il freddo miracolo della sua pelle, ed ero a casa.
I nostri voti erano le parole semplice e tradizionali che erano state dette un milione di volte, sebbene mai da una coppia come noi. Avevamo chiesto al signor Weber di fare solo un piccolo cambiamento. Cambiò cortesemente la parte "fino a che morte non ci separi" con la più appropriata "purché possiamo vivere entrambi."
In quell'istante, mentre il ministro disse la sua parte, il mio mondo, che era stato capovolto per molto tempo, sembrava abituarsi alla sua propria posizione. Vidi solo quanto sciocca ero stata per temere ciò - come se fosse un regalo di compleanno non desiderato o un'imbarazzante esibizione, come il ballo della scuola. Guardai negli occhi pieni di luce e trionfanti di Edward e sapevo che anche io stavo vincendo. Perché nient'altro aveva importanza se non restare con lui.
Non capii che stavo piangendo fino a che non fu ora di dire quelle parole vincolanti.
"Lo voglio" riuscii a farfugliare in un quasi in un incomprensibile sospiro, battendo i miei occhi in modo limpido cosìcchè potessi vedere il suo volto.
Quando toccò a lui parlare, le parole suonavano chiare e victoriose.
"Lo voglio" giurò.
Il signor Weber ci dichiarò marito e moglie, e poi le mani di Edward si alzarono per accarezzare il mio volto, lentamente, come se fosse tanto delicato quanto i bianchi petali che scendevano da sopra le nostre teste. Cercai di capire, attraverso la pellicola di lacrime che mi oscurava la vista, il fatto surreale che questa meravigliosa persona fosse mia. I suoi occhi dorati sembravano come se avessero delle lacrime, se una cosa del genere non fosse impossibile. Chinò la sua testa verso la mia, ed io mi allungai sulle punte delle mie dita dei piedi, gettando le mie braccia - bouquet e tutto - intorno al suo collo.
Mi baciò teneramente, con adorazione; dimenticai la folla di gente, il posto, il momento, il motivo...ricordandomi solo che mi amava, che mi voleva, che ero sua.
Egli cominciò il bacio, e io dovevo finirlo; lo abbracciai, ignorando le risate e i raschiamenti di gola tra la gente. Finalmente, le sue mani trattennero le mia faccia e si tirò un pò indietro - troppo presto - per guardarmi. In apparenza il suo improvviso sorriso era divertito, quasi compiaciuto. Ma sotto il suo divertimento momentario sulla mia esibizione pubblica c'era una gioia profonda che riecheggiò la mia.
La folla eruttò in un applauso, ed egli voltò i nostri corpi per guardare meglio i nostri amici e la nostra famiglia. Non distolsi lo sguardo da lui per osservare loro.
Le braccia di mia madre furono le prime a trovarmi, la sua faccia strappalacrime era la prima cosa che vidi quando finalmente scostai con difficoltà gli occhi da Edward. E poi fui accolta dalla gente, passai da un abbraccio all'altro, solamente conscia di chi mi teneva, la mia attenzione si concentrò solo sulla mano di Edward stretta fortemente nella mia. Riconobbi la differenza tra gli abbracci soffici e calorosi dei miei amici umani e i gentili, freddi abbracci della mia nuova famiglia.
Solo un caldissimo abbraccio spuntò fuori dagli altri - Seth Clearwater aveva fronteggiato la folla di vampiri per sostituire il mio amico perduto.



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